Nel panorama dei day-cruiser premium esistono barche che seguono le tendenze e barche che le indirizzano. La Riva Dolceriva rientra senza esitazione nella seconda categoria: non è soltanto un open di circa quindici metri, ma una sintesi progettuale in cui proporzioni, materiali e scelte impiantistiche convergono verso un obiettivo preciso—offrire un’esperienza di navigazione veloce, raffinata e tecnicamente credibile, senza trasformare l’uscita in mare in un esercizio “da gara”.
Il suo valore non si esaurisce nel colpo d’occhio. La Dolceriva è interessante perché traduce l’heritage estetico di Riva (legni, metalli, superfici lucide e linee iconiche) dentro un telaio nautico moderno: carena planante ottimizzata, gestione dell’assetto automatizzata, integrazione elettronica da cockpit avanzato e volumi sottocoperta che, per la taglia, risultano sorprendentemente maturi. In altre parole: una barca che comunica lusso, ma lo sostiene con una progettazione coerente.
Questa recensione, pensata per una rivista online, osserva Dolceriva con l’occhio dell’analista tecnico: architettura navale, costruzione, propulsione, prestazioni, ergonomia e posizionamento di mercato. Il linguaggio resta specialistico, ma ogni scelta viene spiegata in modo chiaro, così che anche chi non è progettista possa capire perché certi dettagli contano davvero in mare.

Il cantiere: Riva, dalla tradizione lacustre a un lusso industriale controllato
Una storia lunga: identità di marca e competenza costruttiva
Riva nasce a Sarnico nel 1842, in un contesto dove la cultura del legno e la precisione artigianale erano parte della vita quotidiana. Nel tempo, la firma Riva si è trasformata in un linguaggio riconoscibile in tutto il mondo: runabout classici, cromature impeccabili, cura maniacale dei dettagli e un modo peculiare di intendere il “lusso nautico” come somma di proporzioni, tattilità e silenzio operativo.
Oggi Riva è inserita nell’ecosistema industriale di Ferretti Group, un elemento che incide concretamente su progettazione e qualità: filiera, controllo di processo, standardizzazione delle procedure e accesso a competenze ingegneristiche di gruppo. La Dolceriva sfrutta proprio questo equilibrio: l’estetica resta emotiva, mentre l’ossatura tecnica risponde a criteri di ripetibilità e affidabilità tipici della produzione premium evoluta.
Filosofia costruttiva: bellezza come conseguenza della funzione
Nel segmento luxury la reputazione si consolida quando la “scena” coincide con la “sostanza”. Riva lavora da sempre su questo principio: superfici impeccabili, sì, ma anche accoppiamenti corretti, componentistica integrata e una progettazione che evita soluzioni improvvisate. In Dolceriva, molte parti “belle” hanno anche un ruolo tecnico: prese d’aria, cornici, carterature e corrimani non sono ornamenti aggiunti, bensì elementi che risolvono passaggi impiantistici e irrigidiscono aree localmente sollecitate.

Architettura navale: dimensioni e proporzioni che determinano il comportamento
Quote principali e geometria generale
Dolceriva si colloca nella fascia dei 48 piedi con una dimensione fuori tutto di 14,92 m e una lunghezza scafo 14,76 m. La LWL (lunghezza al galleggiamento) è di circa 12,80 m, mentre il baglio massimo raggiunge 4,26 m; il pescaggio è intorno a 1,48 m. Questa combinazione costruisce un’imbarcazione abbastanza snella da “scorrere” in planata, ma sufficientemente larga per offrire stabilità trasversale e spazi vivibili in coperta.
Il dato dimensionale, però, va letto insieme alla distribuzione dei volumi: su un open di questa taglia, la differenza tra barca “bella da vedere” e barca “buona da usare” si gioca nella continuità dei passaggi laterali, nella protezione del parabrezza, nella fruibilità della poppa e nell’altezza utile sottocoperta. Dolceriva mira a un equilibrio che privilegia la vivibilità senza sacrificare la silhouette.
Carena: planante con geometria variabile e deadrise calibrato
La carena è una planante a geometria variabile, dotata di pattini di sostentamento, con un deadrise a poppa di circa 15,9°. In termini pratici: il progetto cerca efficienza e pulizia di navigazione, limitando spruzzi e bagnato grazie a spray rails e pattini che incrementano portanza e stabilità di rotta. Un deadrise non estremo indica una scelta “gran turismo”: comfort e facilità di conduzione alle alte crociere, senza inseguire l’offshore puro che richiederebbe V più acute e un’impostazione più specialistica.

Costruzione e materiali: composito strutturale, finitura sartoriale
Scafo e sovrastruttura in GRP: rigidità, durabilità e controllo qualità
La struttura è realizzata in GRP (vetroresina), scelta naturale per un 48 piedi di fascia alta quando l’obiettivo è combinare rigidezza, precisione produttiva e manutenzione gestibile nel lungo periodo. Qui il punto non è il materiale in sé, ma la qualità dell’esecuzione: stratificazioni corrette, rinforzi, isolamento, gestione delle vibrazioni e cura dei passaggi impiantistici fanno la differenza tra un prodotto “luccicante” e un’imbarcazione solida anche dopo anni di utilizzo intensivo.
La “pelle” Riva: legni, metalli e materiali tecnici dove servono davvero
Riva mantiene una delle sue firme più magnetiche: il legno in coperta, trattato con finitura di livello quasi “arredamento di lusso”, capace di restituire calore visivo e continuità materica. Accanto al legno, l’uso di acciaio inox lucidato e pellami selezionati nei punti di contatto (maniglie, cornici, sedute) rende l’esperienza immediatamente premium. Elementi in carbonio su componenti specifiche introducono un accento contemporaneo e, quando impiegati in modo sensato, contribuiscono a contenere masse locali e a irrigidire zone sollecitate.

Propulsione e trasmissione: il “cuore” Volvo D13 e la scelta del V-drive
Doppio Volvo Penta D13: due configurazioni per due profili di utilizzo
Il pacchetto motori ruota attorno a due soluzioni diesel Volvo Penta D13: D13-800 (circa 800 hp per unità) oppure D13-1000 (circa 1000 hp per unità). La differenza non è solo la velocità massima: è il margine di potenza disponibile a pari regime di crociera, la prontezza in accelerazione e la capacità di mantenere andature sostenute anche con carico reale (ospiti, dotazioni, acqua, carburante, eventuale stabilizzatore).
In termini di scelta armatoriale, la versione 800 rappresenta un’opzione equilibrata e “logica”; la 1000 è l’allestimento per chi vuole una barca che esprima pienamente la sua vocazione sport-cruiser, con crociere più alte e riserva di potenza superiore.
V-drive con linee d’asse: sensazione di guida e robustezza meccanica
La trasmissione è V-drive con assi: una scelta che, in un mercato spesso orientato ai pod, esprime una filosofia precisa. L’asse tradizionale restituisce una conduzione “piena”, con risposta progressiva e una meccanica di comprovata robustezza. D’altra parte, impone un’attenzione elevata su allineamenti, isolamento e progettazione della sala macchine, perché su un open prestazionale vibrazioni e risonanze devono essere neutralizzate con metodo ingegneristico, non con compromessi.
Prestazioni e autonomia: lettura numerica, non impressioni
Velocità: dal fast cruising al top end di categoria
Con la coppia D13-800, Dolceriva dichiara una massima attorno ai 35 nodi e una crociera di circa 27 nodi. Con i D13-1000, la punta sale fino a circa 40 nodi e la crociera può attestarsi intorno ai 35 nodi. Per una piattaforma di questa taglia, sono valori che indicano una carena ben messa a punto e una relazione corretta fra potenza, peso e superfici portanti.

Serbatoi e range: come tradurre i dati in uso reale
La capacità carburante è di 1800 L, l’acqua di 310 L. L’autonomia dichiarata è nell’ordine di 200–230 miglia nautiche in funzione di motorizzazione e assetto. Se si vuole dare a questo intervallo un significato operativo: con 1800 L e circa 210 nm medi, il consumo equivalente è ~8,6 L/nm. A 27 nodi significa un assorbimento globale intorno a ~230 L/h, coerente con un 48’ planante diesel. Con il pacchetto 1000, spingendo crociere più alte, l’equivalente può salire verso ~9 L/nm, quindi ~315 L/h a 35 nodi. Non sono misure strumentali, ma una lettura ingegneristica dei range dichiarati che aiuta a capire la categoria: Dolceriva è un cruiser rapido per tratte costiere e trasferimenti dinamici, non una barca da lunghe navigazioni a basso regime.
Peso e sensibilità al carico: il dislocamento come variabile fondamentale
Il dislocamento è indicato intorno a 21,4 t a vuoto e 24,9 t a pieno carico. Su scafi plananti, questo scarto è cruciale: la massa influenza angolo di trim, bagnato e potenza richiesta. È significativo che venga evidenziato come un incremento di circa 1 tonnellata possa comportare una riduzione di circa 1 nodo di velocità massima: un dato che invita a considerare gli optional (stabilizzatore giroscopico, watermaker, dotazioni extra) come scelte tecniche, non solo di comfort.
Impianti e sistemi: elettronica integrata e controllo dell’assetto
Strumentazione: una plancia pensata per ridurre il carico mentale
Il cockpit adotta una logica contemporanea: configurazione con touchscreen da 12″ e possibilità di integrare un secondo schermo fino a combinazioni 12″ + 16″. Il beneficio non è estetico, ma funzionale: separare navigazione e monitoring consente di mantenere la rotta “pulita” anche ad alte velocità, evitando sovrapposizioni di informazioni e riducendo la fatica del pilota. La supervisione impiantistica include tipicamente gestione luci, allarmi, stato generatori, funzioni di movimentazione (passerella, aperture, scaletta), oltre a un quadro di sicurezza dedicato (sentine, temperature, segnalazioni). In pratica, la barca diventa un sistema integrato: più controllo, meno interventi “a tentativi”.

Assetto e comfort: interceptor automatici e stabilizzazione opzionale
La Dolceriva impiega interceptor con logiche di autotrim per ottimizzare assetto e consumi, migliorando il comfort su mare formato e riducendo beccheggio. È una tecnologia particolarmente efficace sulle plananti moderne: rapida, fine, capace di compensare variazioni di carico e condizioni del mare senza richiedere continue correzioni manuali.
In opzione è disponibile uno stabilizzatore giroscopico (famiglia Seakeeper), soprattutto utile contro il rollio in rada e a bassa velocità. Per un day-cruiser l’impatto è enorme: rende il pozzetto più stabile durante pranzo, relax e imbarco/sbarco, ampliando la finestra di utilizzo confortevole anche con onda residua.
Manovre: joystick e thruster come strumenti di accessibilità
Pur con trasmissione tradizionale, la barca può essere configurata con joystick e thruster, facilitando l’ormeggio in spazi stretti e in presenza di vento. È un punto chiave per il target: l’armatore moderno vuole condurre in autonomia, ma pretende una barca che “perdoni” e assista, soprattutto nei porti affollati.
Spazi esterni: ergonomia, trasformabilità e protezione aerodinamica
Beach area: la poppa come piattaforma di vita, non come semplice specchio
La poppa è progettata come un’area multifunzione: piattaforma bagno e soluzioni di seduta/prendisole definiscono un piccolo “beach club” coerente con l’uso contemporaneo degli open. Dal punto di vista tecnico, questa impostazione richiede una buona gestione di cerniere, attuatori, drenaggi e stivaggi: la trasformabilità deve restare solida nel tempo, senza giochi o rumorosità, e deve conservare ispezionabilità per manutenzione ordinaria.

Cockpit: convivialità strutturata e servizi integrati
Il pozzetto è organizzato per ospitare: divani, tavolo e un’area bar/servizi (a seconda della configurazione) creano un living esterno che funziona davvero. È qui che Dolceriva si differenzia da molti open sportivi: non “sacrifica” la permanenza a bordo in favore della sola prestazione, ma costruisce un equilibrio in cui la velocità è al servizio della giornata, non il contrario.
Parabrezza curvo: comfort dinamico e sensazione di sicurezza
Il parabrezza curvo, elemento distintivo, ha un ruolo concreto: migliora la protezione dal vento a velocità sostenute, riducendo turbolenze e aumentando la qualità della conduzione. Su un 48 piedi che può viaggiare con crociere elevate, la protezione aerodinamica è un fattore di fatigue management: meno stress fisico significa più attenzione e più sicurezza nel tempo.
Interni e layout: un sottocoperta sorprendentemente adulto per un open
Cabina armatoriale e dinette: comfort reale, non “di facciata”
Sottocoperta, Dolceriva propone una cabina armatoriale a prua con impostazione da mini-cruiser: volumi ben sfruttati, superfici curate e un livello di finitura in linea con l’immagine esterna. La dinette è più di un corridoio allargato: è uno spazio fruibile, pensato per ospitare e per vivere anche in giornate meno favorevoli, quando il pozzetto non è l’unico luogo di permanenza.
Il bagno, con doppio accesso, risolve in modo intelligente l’uso diurno: gli ospiti possono utilizzarlo senza attraversare la cabina, mantenendo una separazione funzionale tra “zona giorno” e “zona notte”, tipica di barche più grandi.

Area configurabile: stivaggio full beam o seconda cabina/cabina equipaggio
Uno degli aspetti più strategici è la configurabilità di un’area aggiuntiva: può diventare un ampio stivaggio full beam accessibile dal ponte, oppure una cabina equipaggio con servizi, o ancora una seconda cabina ospiti con letti singoli. Questa modularità sposta il baricentro del progetto: la stessa barca può soddisfare un armatore “day use” molto accessoriato o un profilo più orientato ai weekend e all’ospitalità.
Materiali e atmosfera: luce, tattilità e riduzione della percezione di “compattezza”
Gli interni lavorano su un mix di essenze, pellami e dettagli metallici con l’obiettivo di amplificare la percezione di spazio e qualità. La luce (naturale e artificiale) è parte integrante della scena: riflessi controllati, superfici lucide in punti selezionati e un uso misurato dei contrasti contribuiscono a evitare l’effetto “cunicolo” tipico di molti open. Dal punto di vista del comfort, contano anche isolamento acustico e climatizzazione: su un’imbarcazione veloce, l’interno deve essere un rifugio silenzioso dopo la corsa, non un compromesso.
Layout


Comportamento in mare: facilità, solidità e comfort alle alte crociere
Planata e stabilità: assetto composto e rotta “ferma”
Il progetto privilegia una navigazione stabile e prevedibile. La combinazione tra carena, pattini e controllo dell’assetto consente di raggiungere la planata con progressione e di mantenerla con un comportamento composto. Il vantaggio è evidente nell’uso reale: meno interventi continui sui correttori, maggiore rilassatezza al timone e una migliore qualità percepita dagli ospiti, che avvertono meno “movimenti nervosi”.
Maneggevolezza: carattere da entrobordo, supportato da assistenze moderne
Con assi e V-drive, la barca offre un feeling più tradizionale rispetto ai pod: virate pulite, risposta coerente e una sensazione di solidità meccanica. Le assistenze alla manovra (joystick e thruster, se installati) colmano la distanza tra guida “classica” e facilità d’uso contemporanea, rendendo Dolceriva adatta anche a un armatore non professionista, purché consapevole della taglia e delle masse in gioco.
Rumorosità e vibrazioni: la qualità si percepisce anche ad orecchio
Nel lusso nautico, la vera differenza emerge quando si viaggia: la struttura deve restare silenziosa, i mobili non devono “parlare” e le vibrazioni non devono propagarsi nei punti di contatto. Dolceriva punta proprio a questo: una sensazione complessiva di barca “monolitica”, dove la finitura non è un rivestimento ma il risultato di una base strutturale ben irrigidita e correttamente isolata.

Mercato e concorrenza: il posto di Dolceriva tra gli open premium
Posizionamento: day-cruiser di lusso con vocazione gran turismo
Dolceriva si colloca nel segmento alto degli open di 48 piedi, dove il prezzo è determinato non solo da metri e cavalli, ma da qualità di finitura, percezione di marca e capacità di mantenere valore. È una barca per chi vuole un oggetto iconico, ma pretende anche una piattaforma affidabile, con sistemi moderni e una vivibilità reale.
Competitor: stessi metri, filosofie differenti
Tra i riferimenti di taglia e posizionamento si può citare il Wallytender 48, con impostazione più minimalista e un design molto contemporaneo, oltre a configurazioni propulsive orientate a facilità di manovra e layout modulare. In un’altra direzione si muove De Antonio D50 Open, che in alcune versioni privilegia la prestazione “di punta” con architetture propulsive fuoribordo e un carattere più sportivo. Salendo verso un approccio performance più aggressivo, un modello come Pershing 5X rappresenta una scuola diversa, più muscolare e votata alla velocità pura.
La Dolceriva, invece, sceglie una strada distinta: non vuole essere la più estrema, ma la più equilibrata tra stile, comfort, velocità utilizzabile e qualità percepita. È un posizionamento intelligente, perché aderisce a un trend forte: barche rapide, sì, ma soprattutto facili da vivere.
Trend: integrazione, assistenza alla conduzione e comfort “anti-stress”
Nel mercato attuale, molte innovazioni mirano a ridurre lo stress: autotrim, stabilizzatori, monitoraggio impianti e manovre assistite sono diventati elementi quasi obbligati nel premium. Dolceriva interpreta questa direzione senza snaturarsi: conserva un’anima classica nei materiali e nella sensazione di guida, ma adotta soluzioni contemporanee nella gestione dell’assetto e dei sistemi di bordo.

Riconoscimenti e rilevanza internazionale
Dolceriva è stata interpretata come un modello “ponte” tra l’estetica storica del marchio e una grammatica più moderna, guadagnando attenzione in ambito fieristico e nella stampa di settore. La sua presenza nelle rassegne internazionali e il ruolo da “manifesto” nel segmento degli open di lusso hanno consolidato l’idea di un prodotto che non vive di sola immagine, ma di un equilibrio tecnico complessivo. Il fatto che sia stata anche finalista in competizioni dedicate agli sportscruiser sopra i 40 piedi sottolinea come il progetto sia stato valutato per completezza, non solo per stile.
Immagini extra



Direzione futura: cosa racconta Dolceriva del lusso nautico che verrà
La Dolceriva suggerisce una traiettoria chiara: la tradizione, nel luxury, non si copia—si attualizza. Legni e metalli restano, ma vengono incastonati in un sistema più integrato, automatizzato e orientato alla riduzione dello sforzo operativo. È un’impostazione pronta ad assorbire evoluzioni: gestione energetica più intelligente, ulteriori miglioramenti di stabilizzazione, elettronica ancora più connessa e, nel medio termine, una progressiva spinta verso soluzioni di efficienza più avanzate.
In sostanza, Dolceriva non è solo un 48 piedi ben riuscito: è una dichiarazione su come un brand iconico può rimanere fedele a sé stesso mentre aggiorna la sua ingegneria e la sua ergonomia ai parametri del presente.
Scheda tecnica sintetica (Riva Dolceriva)
- Categoria: Open / Luxury day-cruiser
- LOA: 14,92 m • LH: 14,76 m • LWL: 12,80 m
- Baglio: 4,26 m • Pescaggio: 1,48 m
- Dislocamento: 21,4 t (a vuoto) • 24,9 t (a pieno carico)
- Costruzione: GRP
- Motorizzazioni: 2 × Volvo Penta D13-800 oppure 2 × Volvo Penta D13-1000
- Trasmissione: V-drive con linee d’asse
- Velocità (indicative): ~35 kn max (D13-800) • ~40 kn max (D13-1000)
- Crociera (indicativa): ~27 kn (D13-800) • ~35 kn (D13-1000)
- Autonomia (indicativa): ~200–230 nm
- Serbatoi: carburante 1800 L • acqua 310 L
- Capacità persone: fino a 10
- Carena: planante a geometria variabile con pattini • deadrise poppiero ~15,9°
Video
Verdetto tecnico: perché Dolceriva convince
La Riva Dolceriva riesce in un compito difficile: essere immediatamente riconoscibile come Riva e, al tempo stesso, rispondere alle richieste tecniche e d’uso della nautica attuale. È una barca per l’armatore che pretende velocità fruibile, comfort di permanenza a bordo, finiture impeccabili e una conduzione supportata da sistemi moderni. Non è l’open più estremo né il più “racing”; è, piuttosto, uno dei più convincenti nel trasformare una giornata in mare in un’esperienza completa: arrivi rapido, vivi bene, riparti con la stessa naturalezza.
In un segmento dove molti modelli scelgono una sola identità (o sportiva o salotto), Dolceriva dimostra che l’eccellenza nasce dall’equilibrio: design iconico, architettura navale coerente, impianti integrati e un livello di qualità percepita che, qui, è sostenuto da una base ingegneristica all’altezza del nome che porta.


