Nel panorama dei 70 piedi, la tentazione è spesso quella di inseguire un solo primato: più velocità, più volumi, più scenografia. Il Pardo Endurance 72 sceglie invece una strada più raffinata: costruire un equilibrio tra efficienza reale, qualità della navigazione e un’architettura degli spazi che invoglia a vivere la barca per settimane, non per un fine settimana. La filosofia “Endurance” non coincide con l’andatura lenta: ruota attorno a una crociera ottimizzata – quella fascia di velocità in cui consumi, rumorosità e comfort si stabilizzano su valori intelligenti – mantenendo comunque la possibilità di accelerare quando serve.
Il cantiere: Cantiere del Pardo e la maturità industriale applicata al motore
Dal rigore “di serie” alla cura del prodotto premium
Cantiere del Pardo arriva al motore con una credenziale rara: una cultura costruttiva consolidata nel tempo, dove processi, controllo qualità e organizzazione industriale non sono un accessorio, ma la struttura portante del marchio. Con Pardo Yachts, questa competenza è stata trasformata in un linguaggio contemporaneo: forme riconoscibili, soluzioni funzionali e una costante attenzione alla percezione tattile e visiva degli ambienti.

Reputazione sul mercato e coerenza di gamma
Nel settore luxury, la reputazione si misura su elementi concreti: solidità del prodotto, affidabilità impiantistica, qualità delle finiture e capacità di mantenere nel tempo un’identità chiara. La linea Endurance rappresenta la declinazione più “marina” del marchio: non solo dayboat allungati, ma imbarcazioni pensate per trasferimenti, permanenze a bordo e una vita in rada realmente confortevole. L’E72 è, in questo senso, un manifesto: la barca che deve dimostrare che il concetto Pardo regge anche con complessità tecnica e volumetrie da ammiraglia.
Dimensioni e architettura navale: proporzioni studiate per stabilità e autonomia
Numeri principali e cosa significano in pratica
Con 22,00 metri di lunghezza fuori tutto e 5,66 metri di baglio massimo, l’E72 si posiziona nel cuore del segmento 70–72 piedi, ma con una scelta di proporzioni che privilegia la stabilità trasversale e la vivibilità. Il dislocamento nell’ordine delle 50 tonnellate è coerente con una piattaforma che vuole essere “seria” sul mare: massa sufficiente per smorzare movimenti rapidi, senza scivolare nel dislocante puro che penalizza la versatilità di andatura. Il pescaggio è indicato in una fascia tipica dei sistemi a pod, mediamente tra circa 1,5 e 1,7 metri a seconda di assetto e configurazione.

Carena e logica semi-dislocante: perché non è solo una definizione commerciale
La definizione “semi-dislocante” qui va intesa come progetto a banda larga: uno scafo capace di lavorare bene a velocità intermedie e di gestire in modo credibile un aumento di andatura. Questo implica attenzione a tre fattori: distribuzione dei volumi longitudinali, resistenza residua alle velocità di crociera e stabilità d’assetto in accelerazione. Nel caso dell’E72, la carena è pensata per offrire una prua che filtra l’onda con progressività e una zona poppiera che sostiene l’imbarcazione riducendo sprechi idrodinamici.
Materiali e costruzione: composito strutturato e “lusso funzionale”
Scafo e sovrastruttura in GRP: il valore è nel metodo
La costruzione in composito (GRP) è la scelta più razionale per questa categoria, a patto che sia gestita con criteri coerenti: stratificazione controllata, irrigidimenti ben dimensionati, isolamento acustico e predisposizioni impiantistiche che evitino interventi invasivi nel tempo. Su una barca destinata a navigazioni lunghe, l’attenzione deve andare anche a ciò che non si vede: passaggi cavi, accessi tecnici, drenaggi, ventilazioni e sistemi di fissaggio che limitano vibrazioni e scricchiolii.
Interni: eleganza contemporanea, con enfasi su luce e continuità materica
Gli interni, firmati BurdissoCapponi, adottano un registro pulito: superfici ampie, palette chiare, legni e tessuti che puntano sulla qualità tattile più che sull’effetto teatrale. L’idea è costruire un’atmosfera “da residenza” senza cadere nell’eccesso decorativo. È un approccio che funziona soprattutto per l’uso Endurance: quando si vive a bordo a lungo, contano ergonomia, facilità di manutenzione e comfort percettivo. Foto consigliata: macro su giunzioni, raggiature dei mobili e tagli luce indiretti, perché la fascia premium si riconosce lì.

Design esterno, spazi e layout: la barca come piattaforma outdoor espandibile
Pozzetto e aree laterali: terrazze come moltiplicatore di superficie
Il ponte di poppa è uno dei punti più riusciti: l’adozione di murate abbattibili trasforma la zona living in rada in un vero “pontile privato”, aumentando la superficie utile e migliorando la circolazione degli ospiti. Non è solo estetica: la terrazza abbassa la densità a bordo e rende più sicuri i movimenti, soprattutto quando la barca ospita gruppi numerosi o attività acquatiche.

Più fruibilità, meno peso superfluo
Il fly non è concepito come un secondo salone chiuso e pesante, ma come un’area di vita en plein air: ombra modulabile, ventilazione e layout sociali. Dal punto di vista tecnico, alleggerire e razionalizzare in alto significa migliorare il comportamento al rollio e mantenere un baricentro più favorevole, con benefici diretti sul comfort.
Ponte inferiore: percorsi separati e privacy “di progetto”
Una scelta che si nota nell’uso quotidiano è la doppia discesa verso il ponte inferiore: due scale che separano i flussi, riducono interferenze e aumentano la qualità della privacy. Il layout più completo prevede 4 cabine e 5 bagni; un’alternativa, più orientata alla convivialità sul ponte principale, porta la cucina sottocoperta e configura 3 cabine e 4 bagni. In entrambi i casi, la barca punta a una gerarchia chiara tra spazi pubblici e privati.


Propulsione e trasmissione: Volvo Penta IPS come scelta strutturale, non accessoria
Tre step di potenza per adattare la barca all’armatore
L’E72 è impostato su Volvo Penta D13 con IPS, con configurazione standard IPS 1050 e opzioni IPS 1200 e IPS 1350. La modularità consente di scegliere un profilo: chi privilegia la crociera economica può restare su potenze più contenute; chi desidera una risposta più pronta e una velocità massima superiore può salire di taglia. In un 22 metri, questa flessibilità è un vantaggio concreto perché incide su consumi, autonomia e comportamento alle alte andature.
Manovre e gestione: l’IPS riduce la soglia d’accesso senza banalizzare la barca
Joystick, controllo integrato e risposta dei pod rendono più semplice la vita in porto e riducono lo stress operativo. Questo non significa trasformare la conduzione in un videogioco: significa abbassare la barriera psicologica e rendere credibile l’uso con equipaggio ridotto. Per un armatore-owner driver, è un elemento che pesa quanto un upgrade di arredo.
Prestazioni, consumi e autonomia: la “velocità utile” come centro del progetto
Eco-speed: la fascia dove l’E72 dà il meglio
Il punto più distintivo non è la massima velocità, ma la capacità di offrire una crociera efficiente e confortevole. Con le configurazioni più potenti, il modello viene spesso descritto con un’andatura ottimale attorno a 12 nodi, dove il consumo complessivo può attestarsi nell’ordine di circa 80 l/h in condizioni favorevoli, equivalenti a circa 6–7 litri per miglio. Abbinando questo profilo a una capacità carburante di circa 6.000 litri, si ottengono autonomie che possono avvicinare circa 900 miglia nautiche con gestione attenta dei carichi e condizioni corrette.

Quando si spinge: velocità massima e crociera sostenuta
Con le potenze superiori, la velocità di punta è indicata intorno a circa 26 nodi. In crociera veloce (area 18–20 nodi), l’autonomia naturalmente cala, ma resta utilizzabile per trasferimenti importanti: la barca mantiene la possibilità di “stringere i tempi” senza essere progettualmente costretta a farlo. È il vantaggio di un’impostazione ibrida tra comfort da navetta e agilità da planante.
Sistemi di bordo: integrazione, energia e comfort dinamico
Plancia, navigazione e controllo: valore nell’ecosistema, non nella quantità di schermi
Su un 72 piedi moderno, la tecnologia è efficace quando è coerente: radar, AIS, autopilota, sensori e monitoraggi devono dialogare con la gestione di serbatoi, batterie, generatori e climatizzazione. L’E72, per vocazione long-range, richiede una logica di controllo che privilegi la leggibilità e la prevenzione: sapere sempre “come sta” la barca, prima che un’anomalia diventi un problema.

Stabilizzazione: la differenza tra una rada piacevole e una rada faticosa
La disponibilità di stabilizzazione giroscopica è un tassello fondamentale per un’imbarcazione orientata alla permanenza in rada. Il beneficio non è astratto: riduzione del rollio, maggiore comfort per ospiti poco abituati e migliore qualità del sonno. Foto consigliata: immagine tecnica dello stabilizzatore installato, con passaggi di manutenzione ben visibili: comunica professionalità e progettazione “service-friendly”.
Abitabilità e vita a bordo: cabine credibili e spazi sociali realmente fruibili
Suite armatoriale: volume al servizio della quotidianità
La cabina armatoriale, posizionata nella zona di massimo baglio, beneficia di proporzioni generose e di una luminosità che rende l’ambiente meno “sottocoperta” e più residenziale. Ciò che conta, però, è la funzionalità: stivaggi veri, passaggi comodi attorno al letto e un bagno en-suite dimensionato per essere usato senza compromessi. Nel charter, questi elementi si traducono in percezione di valore; per il privato, in vivibilità nel tempo.

Cucina e servizi: due approcci, due esperienze
La scelta tra galley-up e galley-down cambia la barca più di quanto si creda. Con cucina sul ponte principale, la gestione dei pasti diventa parte della socialità e il servizio verso pozzetto/terrazze è più diretto. Con cucina sottocoperta, il main deck assume un carattere più lounge, con un salone più “pulito” e una separazione maggiore tra area ospiti e area operativa. Sono differenze che vanno scelte in base allo stile di crociera, non in base alla moda.
Comportamento in mare: solidità percepita, rumorosità controllata, guida moderna
Comfort di navigazione e qualità acustica
La sensazione generale attesa da una barca con questo dislocamento e questa impostazione è quella di una navigazione composta, con reazioni meno nervose rispetto a plananti leggere e una buona tolleranza alle ore di mare. La vera discriminante, comunque, è l’insieme di isolamento, installazioni e cura dei dettagli: una sala macchine ben progettata, fissaggi corretti e materiali fonoassorbenti adeguati fanno più della “scheda tecnica” nel determinare la qualità percepita in crociera.

Scheda tecnica sintetica
- Modello: Pardo Endurance 72 (E72)
- Lunghezza f.t.: 22,00 m
- Baglio massimo: 5,66 m
- Dislocamento: ~50 t (ordine di grandezza)
- Pescaggio: ~1,5–1,7 m (in funzione di configurazione/carico)
- Carburante: ~6.000 l
- Acqua: ~1.200 l
- Motorizzazioni: 2× Volvo Penta D13 con IPS (IPS 1050 standard; IPS 1200 / IPS 1350 optional)
- Velocità massima: ~26 kn (con motorizzazioni superiori)
- Crociera efficiente: area ~12 kn; consumi indicativi complessivi ~80 l/h in condizioni favorevoli
- Autonomia: fino a ~900 nm in profilo economico; fino a ~1.000 nm a velocità molto contenute (scenario di massima economia)
- Layout interni: 4 cabine / 5 bagni (galley-up) oppure 3 cabine / 4 bagni (galley-down)
Mercato e concorrenza: come si differenzia nel mondo dei 70 piedi premium
Segmento e clientela: privati evoluti e charter high-end
Il posizionamento dell’E72 è premium, con un target che cerca un’imbarcazione riconoscibile e concreta. Per l’armatore privato, la promessa è una barca da usare spesso, gestibile con serenità e in grado di offrire autonomia credibile; per il charter, il valore sta negli spazi esterni “espansi” e in un’estetica contemporanea molto spendibile. Sul piano economico, le quotazioni variano in modo marcato con allestimenti e optional, ma l’ordine di grandezza per unità nuove si colloca frequentemente attorno a circa 5 milioni di euro, con oscillazioni significative.
Competitor diretti: differenze di impostazione prima ancora che di numeri
Nel confronto con alternative di taglia simile, l’E72 si distingue per il mix tra autonomia e vivibilità outdoor. Modelli “navetta” privilegiano spesso l’efficienza a velocità più basse e un’impostazione più da passagemaker; i flybridge plananti, invece, puntano sul ritmo alto e sulla velocità come cifra di prodotto. L’E72 prova a collocarsi al centro: una barca che può fare strada con consumi ragionevoli, ma senza rinunciare a una velocità di trasferimento più brillante quando necessario. In più, la soluzione delle terrazze laterali alza l’asticella della fruizione in rada, oggi uno dei veri parametri di scelta per molti armatori.
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Ricerca e prospettive: predisposizione ibrida e riduzione dell’impronta operativa
La direzione del settore è chiara: non solo emissioni, ma efficienza operativa complessiva. Per una barca come questa, “ibrido” significa soprattutto migliorare la gestione energetica, ridurre rumorosità e vibrazioni nelle fasi di manovra e permanenza, e aprire scenari di utilizzo più compatibili con aree sensibili. L’E72, con la sua impostazione orientata all’eco-speed e alla navigazione ragionata, è concettualmente allineato a questa evoluzione: non deve cambiare identità per integrare tecnologie più sostenibili.
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Verdetto finale: un’ammiraglia che punta sulla qualità del tempo, non solo sul colpo d’occhio
Il Pardo Endurance 72 riesce a interpretare un desiderio molto attuale: avere una barca capace di unire vita all’aperto, autonomia credibile e un comportamento in mare maturo, senza rinunciare a una linea moderna e a una conduzione semplificata. Sul piano tecnico, la combinazione carena-IPS, dislocamento equilibrato e capacità carburante importante costruisce un profilo di utilizzo coerente con crociere lunghe e trasferimenti reali. Sul piano dell’abitare, terrazze, pozzetto e layout flessibili trasformano la barca in una piattaforma sociale e residenziale insieme.


