Nel territorio dei flybridge intorno ai 50 piedi non vince chi alza la voce, ma chi riesce a comporre un sistema coerente: prestazioni sufficienti a coprire distanze “vere”, spazi che non sembrino un compromesso, impianti ordinati e una qualità percepita che resti tale anche dopo stagioni di utilizzo. Il Ferretti Yachts 500 si colloca in questa fascia con un’impostazione precisa: piattaforma planante, volumi calibrati, ambiente domestico evoluto e un approccio industriale capace di trasformare il comfort in un dato misurabile, non in una promessa.
La sua identità tecnica si legge già nei parametri principali: lunghezza complessiva 15,33 m, baglio massimo 4,33 m, dislocamento a pieno carico nell’ordine di 22 t. A bordo, i serbatoi (carburante 1.350 l e acqua 600 l) supportano crociere con ritmi credibili, mentre le velocità di riferimento — circa 30 kn di massima e 25 kn di crociera — definiscono un profilo operativo pensato per il Mediterraneo contemporaneo: muoversi con agilità, arrivare prima del meteo, cambiare scenari senza trasformare la navigazione in un esercizio estenuante.

Il cantiere: storia, cultura di prodotto e credibilità sul mercato
Una scuola italiana che ha fatto dell’industrializzazione un valore
Nel panorama della nautica di lusso, Ferretti Yachts rappresenta una rarità: un marchio capace di coniugare serialità e personalizzazione senza perdere controllo su pesi, finiture e impiantistica. La storia del brand affonda le radici nel secondo Novecento e si è evoluta fino a diventare una delle colonne della cantieristica italiana di fascia alta, con una reputazione costruita su consistenza produttiva e qualità complessiva del progetto.
La credibilità, qui, non deriva solo dal nome, ma dall’insieme di processi: progettazione interna, filiera consolidata, capacità di standardizzare ciò che deve essere standard e lasciare spazio di scelta dove la personalità dell’armatore conta davvero. In altre parole, un “prodotto premium” che non si limita a essere bello al varo, ma rimane convincente nel tempo grazie a una base tecnica solida e replicabile.
Filosofia costruttiva: comfort, manutenibilità e uso reale
Uno yacht non vive in un catalogo: vive tra filtri, pompe, soste in rada, rumori, vibrazioni, cicli termici e manutenzioni. Ferretti affronta questa realtà con una linea guida pragmatica: ridurre la complessità percepita dall’utente e aumentare la serenità operativa. È un concetto che si traduce in spazi tecnici accessibili, impianti leggibili, materiali coerenti con l’ambiente marino e un’attenzione particolare a ciò che spesso non si vede ma determina la qualità: isolamento, cablaggi, fissaggi e logica di montaggio.

Architettura navale: dimensioni, carena e distribuzione dei pesi
Geometrie principali e loro conseguenze in navigazione
Le dimensioni del 500 sono tipiche di un flybridge “di sostanza”: 15,33 m fuori tutto e 4,33 m di baglio offrono una base stabile per sovrastruttura e ponte superiore, senza scivolare nella sensazione di ingombro che talvolta penalizza l’agilità. Il pescaggio di circa 1,23 m amplia il margine di utilizzo in baie e porti con fondali contenuti, con vantaggi pratici per chi ama la rada e l’esplorazione costiera.
Il dislocamento — con valori intorno a 18,5 t a vuoto e 22 t a pieno carico — indica una scelta di equilibrio: abbastanza massa da smorzare e stabilizzare, non così estrema da appiattire la barca in una filosofia “semi-dislocante”. In questa categoria, una massa ben gestita spesso equivale a comfort dinamico: minori accelerazioni verticali e risposta più progressiva sugli impatti d’onda.
Carena planante: efficienza, assetto e prevedibilità
Il 500 è un planante, dunque tende a ridurre la superficie bagnata con l’aumento della velocità, sfruttando portanza idrodinamica. Ciò che distingue un planante “buono” da uno “eccellente” è la qualità dell’assetto: ingresso in planata senza strappi, trim controllato, visibilità in plancia preservata e minore necessità di correzioni continue.
Per ottenere questi risultati, non basta la forma del fondo: conta la distribuzione dei pesi (serbatoi, apparati, arredi), la posizione del baricentro longitudinale e la gestione di flap e timoneria. L’obiettivo è semplice da spiegare anche ai non addetti: una barca che resti naturale da condurre, con reazioni coerenti, e che consenta di scegliere il passo senza “litigare” con l’assetto.

Costruzione e materiali: GRP, stratifiche e qualità strutturale percepibile
Scafo e sovrastruttura: vetroresina come scelta tecnologica, non convenzione
Nel segmento dei 50 piedi di alta gamma, la vetroresina (GRP) è lo standard perché, se impiegata con metodo, permette precisione geometrica, rigidità adeguata e un controllo produttivo stabile. La differenza la fa l’insieme: stratifiche dimensionate correttamente, rinforzi ben posizionati, incollaggi strutturali affidabili, controllo di pesi e tolleranze.
In un progetto maturo, si percepisce un “suono” diverso: pannellature che non risuonano, giunzioni senza tensioni, porte che chiudono con coerenza, spessori dove servono e leggerezza dove è possibile. È un equilibrio complesso: alleggerire senza indebolire, irrigidire senza generare risonanze, isolare senza soffocare l’accesso tecnico.
Interni: artigianalità guidata dalla logica nautica
La qualità degli interni di uno yacht non è solo estetica: è resistenza all’umidità, stabilità dimensionale, ferramenta corretta, finiture protette e dettagli pensati per durare in movimento. Nel 500, l’impostazione “home-like” si traduce in superfici continue, materiali coordinati e un’illuminazione che costruisce atmosfera senza diventare scenografia.
Dal punto di vista ingegneristico, gli arredi devono “dialogare” con lo scafo: fissaggi e controtelai devono evitare scricchiolii; i passaggi impiantistici devono restare ispezionabili; il peso non deve salire in alto compromettendo stabilità e prestazioni. Quando tutto questo è risolto bene, il risultato è un ambiente che appare semplice, ma è frutto di un lavoro complesso e invisibile.

Motorizzazione e propulsione: Cummins QSB 6.7 e trasmissione tradizionale
Il pacchetto motore: coppia utilizzabile e affidabilità diffusa
Il Ferretti Yachts 500 è comunemente associato a una coppia di Cummins QSB 6.7, scelta che parla la lingua della nautica concreta: disponibilità di assistenza, robustezza, curva di coppia adatta a un planante di questa massa e gestione razionale dei regimi. In combinazione con questa soluzione, i valori di targa indicano una velocità massima attorno ai 30 nodi e un passo di crociera vicino ai 25 nodi, cioè il range dove il compromesso tra tempo di percorrenza e comfort risulta più convincente.
La parte cruciale, però, non sta solo nei cavalli: sta nell’integrazione. Dimensionamento delle eliche, allineamento della linea d’asse, supporti antivibranti, ventilazione del locale macchine, aspirazioni e scarichi ben progettati sono gli elementi che determinano rumorosità, vibrazioni e “pulizia” di funzionamento. In pratica: una buona motorizzazione può sembrare mediocre se l’installazione non è ottimizzata; al contrario, un’installazione eccellente valorizza l’intero yacht.
Linea d’asse: perché ha ancora senso su un 50’ flybridge
La scelta della trasmissione in linea d’asse è, per molti armatori, un plus: schema meccanico lineare, grande tolleranza all’uso intenso e manutenzioni spesso più semplici rispetto a soluzioni più sofisticate. Sul piano del comportamento, una barca ben carenata con linea d’asse può offrire una navigazione stabile e progressiva, con un feeling che molti comandanti definiscono “marino” e prevedibile.

È vero: in porto, i pod drive spesso offrono una maneggevolezza più immediata. Tuttavia, su un’imbarcazione destinata a crociere familiari e charter, la coerenza del sistema — affidabilità, facilità di intervento e comportamento omogeneo — può risultare più importante della manovra spettacolare. Con thruster adeguati e una plancia progettata bene, la gestione resta comunque rassicurante.
Prestazioni, autonomia e consumi: interpretare i dati con onestà tecnica
Velocità: la crociera come vero parametro di progetto
In un 50 piedi flybridge, la velocità che conta davvero è quella “da giornata”: la crociera. Un valore intorno ai 25 nodi consente di coprire distanze significative senza spingere il sistema fuori dalla sua zona di comfort, mantenendo una navigazione più silenziosa e stabile. La punta a circa 30 nodi è una riserva utile: non serve a vivere sempre al limite, ma a gestire tempi e condizioni meteo con un margine in più.
Per chi non mastica numeri nautici: tra 20 e 30 nodi cambiano non solo i tempi, ma anche le richieste al progetto. Aumentano le potenze in gioco, crescono le sollecitazioni e si alza la sensibilità a trim e carico. Un planante equilibrato deve quindi offrire una fascia ampia di utilizzo “buono”, non un singolo punto perfetto e il resto problematico.

Autonomia: serbatoi e profilo operativo mediterraneo
Con 1.350 litri di carburante, l’autonomia dipende fortemente dal regime: in planata veloce il consumo cresce in modo marcato, mentre a velocità più moderate la percorrenza migliora sensibilmente. La filosofia del 500 è quella della crociera intelligente: sfruttare porti e servizi del bacino mediterraneo, privilegiare tappe ragionate e vivere la barca come base mobile tra baie, isole e coste, senza inseguire autonomia “da explorer” che richiederebbe volumi e pesi penalizzanti.
L’acqua dolce, con 600 litri, è coerente con soste in rada di durata reale, soprattutto se supportata da accessori orientati all’autonomia (docce ben progettate, gestione efficiente dei servizi, eventuale dissalatore). L’idea, ancora una volta, è bilanciare: non riempire la barca di risorse inutili, ma garantire comfort sufficiente per l’uso tipico.
Sistemi di bordo: elettronica, gestione servizi e impiantistica orientata al comfort
Plancia e strumenti: ergonomia, leggibilità e controllo
Una buona plancia non è un “cruscotto bello”: è un sistema che riduce errori e fatica. Sul 500, l’impostazione tende a privilegiare una disposizione razionale: visibilità in avanti, seduta ben posizionata, comandi naturali e spazio sufficiente per integrazione di display multifunzione. L’obiettivo è far sentire l’armatore in controllo anche con equipaggio ridotto, mantenendo un livello di confidenza alto sia in navigazione sia in manovra.

La componente elettronica varia con le specifiche di allestimento, ma il concetto rimane: navigazione assistita, monitoraggio motori, allarmi e gestione servizi devono essere integrati e comprensibili. In un prodotto premium, la differenza sta anche nell’ordine dei cablaggi, nella qualità delle connessioni e nel modo in cui il sistema è pensato per essere aggiornato e manutenuto.
Energia, clima e acqua: la triade che definisce la qualità della permanenza
Per la vita a bordo, tre impianti decidono tutto: climatizzazione, generazione/accumulo e gestione idrica. Un flybridge di questa classe deve garantire benessere termico in salone e cabine anche in estate piena, con rumorosità contenuta e distribuzione equilibrata. L’energia, a sua volta, deve sostenere carichi moderni (cucina, elettronica, servizi) senza trasformare la barca in una fabbrica di vibrazioni. La qualità si vede nei particolari: prese d’aria e griglie ben integrate, accesso ai filtri, pompe montate correttamente, valvole raggiungibili, spazi che consentano interventi senza demolizioni. È un tema poco glamour, ma fondamentale: più l’impiantistica è “pulita”, più lo yacht è piacevole da possedere.
Design e layout: stile contemporaneo e spazi pensati per essere vissuti
Esterni: sportività controllata e proporzioni equilibrate
Il 500 adotta un linguaggio stilistico moderno: superfici più tese, finestrature che alleggeriscono e una sovrastruttura flybridge che evita volumi eccessivi. L’effetto finale è una barca che appare più lunga e più dinamica di quanto i numeri suggeriscano, senza però perdere quella compostezza che il pubblico Ferretti si aspetta: eleganza funzionale, non aggressività fine a sé stessa.

Dal punto di vista progettuale, l’esterno deve risolvere due esigenze in conflitto: aumentare luce e trasparenze, ma mantenere rigidità e protezione. Qui, la gestione delle aperture e delle strutture portanti è la vera chiave. Una vetratura bella ma mal progettata può generare rumorosità e flessioni; una vetratura integrata correttamente, invece, eleva subito la percezione di qualità.
Interni: atmosfere diverse, stessa logica nautica
La possibilità di scegliere tra differenti “mood” interni consente di personalizzare la barca senza snaturarne l’impianto. In termini pratici: palette, essenze e tessuti cambiano l’emozione, mentre la struttura del layout resta ottimizzata per pesi, impianti e flussi. È un equilibrio intelligente, perché evita modifiche invasive che spesso complicano la manutenzione o alterano la distribuzione dei carichi.
La riuscita di un interno si misura anche da ciò che non si nota: passaggi ampi, spigoli protetti, superfici facili da pulire, illuminazione che non abbaglia e un’aria generale di “ordine”. Quando l’arredo è progettato bene, la barca appare più grande e più calma, e invita a restare a bordo anche quando si è fermi.
Layout



Vita a bordo: cabine, spazi sociali e comfort “da crociera vera”
Zona notte: privacy, stivaggi e sensazione di suite
Il lower deck del 500 privilegia l’esperienza qualitativa: cabine pensate per essere usate davvero, con volumi corretti, stivaggi sensati e servizi che non sembrino “di emergenza”. Nella fascia premium, spesso è preferibile avere meno posti letto ma migliori, perché l’armatore e gli ospiti cercano riposo e privacy, non solo capacità di carico umano.
La differenza si percepisce nei dettagli: altezze in punti chiave, accesso al letto senza contorsioni, armadi posizionati dove servono, bagni con docce gestibili e ventilazione ben progettata. Sono scelte che incidono sulla qualità dell’esperienza più di qualunque elemento decorativo.

Main deck e flybridge: convivialità e gestione intelligente dei flussi
Il ponte principale deve essere un ambiente fluido: pozzetto, salone e cucina (a seconda delle configurazioni) devono dialogare senza creare colli di bottiglia. Nel 500, l’idea è massimizzare la continuità: la barca vive bene con famiglia e amici perché ciascuno trova il proprio spazio senza disturbare gli altri. La scala verso il flybridge e i passaggi laterali diventano, così, elementi di architettura interna, non semplici raccordi.
Il flybridge è l’area che definisce la personalità di un 50’ moderno: lounge, dining, guida superiore e possibilità di ombreggio devono comporre una “terrazza” credibile. Un fly ben risolto non è solo grande: è sfruttabile, con sedute comode, materiali idonei all’esterno, appigli dove servono e una postazione di comando che offra davvero visibilità e controllo.
Innovazione utile: stabilizzazione, sicurezza e riduzione dello stress a bordo
Stabilizzazione: meno rollio, più qualità di permanenza
Il comfort non è un capriccio: è sicurezza, libertà di movimento e benessere degli ospiti. Su un flybridge di questa classe, sistemi di stabilizzazione giroscopica sono spesso presenti come opzione o configurazione frequente, perché risolvono il problema più fastidioso in rada: il rollio. Tradotto: meno ondeggiamento, più piacere di restare fermi, maggiore appetibilità anche per chi non è “marinaro”.
L’effetto è doppio: da un lato si alza la qualità della vita in rada, dall’altro si migliora la percezione premium e il valore nel mercato dell’usato, dove la stabilizzazione sta diventando un requisito quasi implicito. In questo segmento, la tecnologia è davvero utile quando rende l’esperienza più semplice, non quando aggiunge complessità senza benefici tangibili.

Efficienza e sostenibilità: pragmatismo progettuale
Nel 50’, la transizione energetica è ancora un percorso graduale. Ciò che conta, oggi, è progettare scafi efficienti, impianti intelligenti e sistemi che riducano sprechi: illuminazione ben distribuita, climatizzazione gestibile, componentistica affidabile e un bilanciamento dei pesi che eviti consumi inutili. La sostenibilità più concreta, su un planante premium, è spesso il risultato di un progetto equilibrato: meno stress meccanico, meno manutenzione straordinaria e una barca che lavora nella sua zona migliore.
In navigazione: cosa aspettarsi davvero da conduzione e comportamento
Assetto, risposta e sensazione di solidità
Un 50’ planante ben riuscito deve offrire un comportamento “rotondo”: entrata in planata progressiva, virate pulite, assenza di vibrazioni intrusive e una tendenza naturale a mantenere il passo scelto. Il 500 mira a questo tipo di esperienza: non l’esuberanza fine a sé stessa, ma la capacità di far sentire l’armatore in controllo e gli ospiti rilassati.
In una valutazione tecnica completa, i parametri osservabili sono sempre gli stessi: rumorosità a diversi regimi, vibrazioni su plancia e in salone, qualità dell’insonorizzazione del locale motori, risposta del timone in virata e stabilità direzionale con mare laterale. Sono elementi che fanno la differenza tra una barca gradevole al primo sguardo e una barca eccellente dopo cento ore.

Manovre: gestione semplice e supporti di bordo
In porto, la combinazione di linea d’asse e thruster ben dimensionati consente manovre sicure. Il punto decisivo è la prevedibilità: una barca che reagisce sempre nello stesso modo riduce stress e rischio. L’impostazione del 500 è orientata a questo: comandi chiari, spazi di passaggio pratici e un layout che aiuta l’armatore a coordinare l’azione tra plancia e coperta senza confusione.
Scheda tecnica sintetica
- Modello: Ferretti Yachts 500
- Lunghezza fuori tutto (LOA): 15,33 m
- Lunghezza scafo (LH): 13,85 m
- Baglio massimo: 4,33 m
- Pescaggio: 1,23 m
- Dislocamento a vuoto: 18.500 kg
- Dislocamento a pieno carico: 22.000 kg
- Carburante: 1.350 l
- Acqua: 600 l
- Persone trasportabili: 12
- Motorizzazione (configurazione tipica): 2 x Cummins QSB 6.7
- Velocità massima indicativa: ~30 kn
- Velocità di crociera indicativa: ~25 kn
- Categoria di progettazione: B
Mercato e concorrenza: posizionamento, alternative e direzioni del segmento
Prezzo e segmento: cosa si compra davvero
Il 500 si posiziona nel premium flybridge dove il prezzo varia in modo significativo a seconda di dotazioni e personalizzazioni. In questa fascia, il listino conta fino a un certo punto: la differenza reale è nel contenuto tecnico — stabilizzazione, elettronica, impianti, finiture, accessori di coperta — e nella capacità del cantiere di offrire continuità di supporto, rete assistenza e tenuta del valore.
Per l’armatore, il tema più importante è il rapporto tra qualità di utilizzo e costo totale. Una barca comoda, silenziosa, facile da manutenere e apprezzata sul mercato secondario spesso risulta più “economica” nel tempo rispetto a un prodotto che costa meno ma richiede interventi frequenti o perde appetibilità.
I competitor diretti: filosofie diverse, stesso pubblico
Il 50’ flybridge è un’arena con nomi forti: alternative come Princess, Azimut e Sunseeker propongono letture differenti della stessa categoria, tra propulsioni più sofisticate, layout con maggiore densità di posti letto o carene con DNA più offshore. A queste si affiancano player che puntano su soluzioni trasformabili e massima flessibilità degli spazi.
In questo quadro, il Ferretti 500 risponde con una strategia che privilegia equilibrio globale: stile contemporaneo senza eccessi, comfort e vivibilità come priorità, prestazioni convincenti e una base tecnica pensata per durare. È una scelta che parla a chi cerca un flybridge da vivere davvero, non un esercizio di marketing.
Trend: più luce, più stabilità, più “casa”
Le tendenze del segmento sono chiare: superfici vetrate ampie per aumentare luminosità e percezione, stabilizzazione sempre più diffusa, spazi sociali flessibili e interni ispirati all’interior design domestico. Il 500 si inserisce perfettamente in questa evoluzione: non inventa un nuovo genere, ma interpreta i desideri contemporanei con un progetto coerente e “spendibile” nell’uso quotidiano.
Clientela tipo: privati evoluti e charter di fascia alta
La barca parla a due mondi che spesso si sovrappongono. Da un lato l’armatore privato che desidera un flybridge gestibile, rappresentativo, capace di sostenere weekend lunghi e vacanze senza logistica complicata. Dall’altro il charter premium, dove servono estetica fotogenica, layout convincente, affidabilità e comfort percepibile anche da chi sale a bordo per la prima volta. In entrambi i casi, la qualità di progetto — impianti ordinati, spazi intelligenti, rumorosità contenuta — diventa un vantaggio competitivo immediato.
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Presenza e riconoscibilità: un modello-chiave nella gamma
Per Ferretti Yachts, un 50 piedi non è un modello “di passaggio”: è una porta d’ingresso decisiva. Il 500 svolge questo ruolo con efficacia perché intercetta nuovi armatori e consolida la fidelizzazione verso taglie maggiori. La visibilità del modello si alimenta con contenuti digitali, tour e materiali di comunicazione che riflettono un concetto centrale: rendere il flybridge un’esperienza completa, non un semplice layout.
Prospettive: cosa anticipa il 500 sul futuro della categoria
Guardando avanti, la direzione sembra netta: più integrazione di sistemi, più automazione “invisibile”, maggiore efficienza energetica e stabilizzazione sempre più comune. Il 500 rappresenta bene questo futuro perché mette l’accento su ciò che rende lo yacht realmente desiderabile: riduzione dello stress, qualità della permanenza e un’esperienza a bordo che assomiglia sempre meno a un compromesso nautico e sempre più a una residenza mobile.
In questa prospettiva, il valore del progetto non sta in un singolo dettaglio spettacolare, ma nella somma di scelte corrette: un’architettura navale equilibrata, un pacchetto propulsivo coerente, spazi ben pensati e una costruzione che mira alla durata. È la differenza tra una barca “bella” e una barca giusta.
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Conclusioni: un flybridge che convince con la sostanza, non con l’enfasi
Il Ferretti Yachts 500 è uno yacht che non rincorre estremismi: lavora sull’insieme. I numeri e le scelte tecniche indicano una piattaforma planante adatta a crociere veloci e confortevoli, con serbatoi adeguati e un’impostazione che privilegia l’uso reale. Lo stile contemporaneo e l’atmosfera “domestica” sono supportati da una base ingegneristica che mira a contenere rumori, vibrazioni e complessità di gestione.
Per chi cerca un 50’ in grado di fare da ponte tra l’esperienza di un cruiser e il mondo dei flybridge “seri”, il 500 offre una risposta convincente: comfort, qualità percepita, facilità d’uso e coerenza progettuale. In un segmento dove è facile confondere lusso e scenografia, questa barca sceglie una via più solida: trasformare il lusso in affidabilità, ordine e piacere di navigare — giorno dopo giorno, stagione dopo stagione.


