Nel teatro competitivo dei flybridge intorno ai 20 metri, dominato da promesse di “spazio” e “prestazioni” spesso ripetute con lessico simile, il Cranchi Sessantadue 62 sceglie un percorso più sostanziale: costruire un’imbarcazione in cui ogni soluzione estetica abbia un risvolto funzionale, e ogni scelta ingegneristica migliori la fruibilità quotidiana. Il risultato è uno yacht che non cerca l’effetto speciale, ma l’armonia di sistema: carena, pesi, impianti, volumi e controlli lavorano come un insieme coerente, riducendo compromessi e aumentando la qualità percepita in mare e in banchina.
La parola chiave, qui, non è “innovazione” intesa come novità fine a se stessa, bensì maturità progettuale. Maturità nel modo in cui il ponte principale dialoga con il pozzetto, nella gerarchia degli spazi sottocoperta, nella razionalità della sala macchine, nella scelta di una propulsione che privilegia manovrabilità ed efficienza. È un’impostazione che parla a un pubblico esigente: armatori privati che vogliono governare senza ansia, professionisti del charter che cercano affidabilità e facilità di gestione, e operatori del mercato che misurano il valore anche nella replicabilità costruttiva.

Il cantiere: storia lunga e mentalità industriale “premium”
Una continuità rara nella nautica europea
Cranchi è uno dei nomi più longevi del panorama nautico italiano, con origini che risalgono al XIX secolo e una trasformazione progressiva da bottega tradizionale a realtà manifatturiera strutturata. Questa continuità non è un dettaglio romantico: è la base di una cultura tecnica sedimentata, capace di attraversare materiali, mode e cicli di mercato senza perdere una bussola chiara. Nel tempo, il marchio ha consolidato un’identità precisa: barche progettate per essere usate intensamente, con un occhio costante a impiantistica, durata e valore residuo.
Filosofia costruttiva: qualità replicabile, non casuale
Nel segmento luxury, la parola “artigianale” viene spesso invocata come garanzia assoluta. Cranchi, invece, propone un concetto diverso: eccellenza industriale. Significa standard di controllo, procedure ripetibili, tracciabilità delle lavorazioni e una logica di assemblaggio che limita le variabili nel tempo. In altre parole, lo yacht non dipende dall’ispirazione del momento, ma da un processo progettato per produrre risultati coerenti: silenziosità, assenza di vibrazioni parassite, finiture stabili e manutenzione più ordinata.
Reputazione sul mercato: affidabilità come bene di lusso
Nel mercato internazionale, il valore di un brand si misura anche nella capacità di reggere l’uso reale: charter, crociere lunghe, trasferimenti frequenti, equipaggi diversi. Proprio qui la reputazione di Cranchi è solida: la costruzione “di serie” non è vissuta come un limite, ma come un vantaggio quando è accompagnata da buone soluzioni tecniche e da un’impostazione orientata alla robustezza nel tempo.

Dimensioni e architettura navale: proporzioni che raccontano la missione
Numeri principali e conseguenze pratiche
Il Sessantadue 62 si colloca nella fascia dei flybridge “importanti” ma ancora gestibili: lunghezza fuori tutto 20,15 m, larghezza 5,16 m, con lunghezza scafo nell’ordine di 17,68 m. Queste misure non sono solo anagrafiche: definiscono l’impianto volumetrico e l’equilibrio dinamico. La larghezza permette stabilità trasversale adeguata a sostenere un flybridge vivibile e finestrature ampie, mentre la lunghezza consente layout interni completi senza scivolare nell’eccesso che complica ormeggi e gestione.
Pescaggio e operatività mediterranea
Con un pescaggio dichiarato intorno a 1,40 m, il progetto resta compatibile con le logiche del Mediterraneo: rade, fondali medi, marina affollati. Al tempo stesso, le scelte strutturali e l’impostazione planante mantengono un “peso tecnico” coerente con un 20 metri: serbatoi generosi, volumi impiantistici e una sala macchine che non è sacrificata, ma integrata nel disegno complessivo.
Carena e comportamento: planata moderna, senza nervosismi
Il Sessantadue 62 nasce come flybridge planante orientato alla crociera rapida e confortevole. L’obiettivo non è estremizzare la velocità massima, bensì garantire una finestra di utilizzo ampia e piacevole: assetti prevedibili, risposta progressiva, comportamento leggibile in virata e un’impostazione che privilegia il benessere degli ospiti quando il mare cambia umore.

Materiali e costruzione: GRP interpretato con disciplina ingegneristica
Scafo e sovrastruttura: composito come architettura strutturale
La costruzione in vetroresina (GRP) per scafo e sovrastruttura è una scelta razionale nel 20 metri: consente ottimo compromesso tra rigidità, isolamento e finitura superficiale. La differenza, però, la fa il “come”: stratificazioni coerenti con i carichi, rinforzi nelle zone di massima sollecitazione (attacchi di propulsione, strutture portanti, passaggi impiantistici), e una cura specifica nel prevenire quei micro-movimenti che, col tempo, generano rumorosità e scricchiolii.
Aperture, vetri e rigidità: luce naturale senza compromettere la struttura
Le superfici vetrate aumentano volume percepito e qualità ambientale, ma richiedono un progetto serio: telaiature adeguate, gestione delle dilatazioni, incollaggi corretti, irrigidimenti dove serve. Nel Sessantadue 62 la sensazione è di un’impostazione “da prodotto maturo”: l’abbondanza di luce non indebolisce l’insieme, e la barca mantiene un carattere solido, più vicino a un’impostazione “ingegneristica” che a una sola estetica.
Interni: finiture italiane con attenzione alla vita reale
Un interno convincente non è soltanto bello il giorno della consegna: deve restare coerente nel tempo, resistere a umidità, salsedine e utilizzo intenso. Qui la qualità è nel montaggio e nella logica: pannellature e arredi pensati per ridurre vibrazioni, superfici piacevoli ma gestibili, e una progettazione che non rende l’impianto un nemico. In pratica, il lusso diventa comfort e manutenzione non traumatica.

Design e architettura degli spazi: l’impronta di Christian Grande
Esterni: eleganza muscolare, proporzioni controllate
La firma di Christian Grande si riconosce nella capacità di dare personalità senza eccessi: linee tese ma non aggressive, superfici scolpite con misura, volumi ben distribuiti. La prua verticale, oltre a caratterizzare il profilo, contribuisce a una percezione di lunghezza e solidità, mentre le finestrature laterali enfatizzano l’andamento longitudinale e alleggeriscono l’opera morta.
Interni: percorsi logici e spazi che “lavorano”
Nel Sessantadue 62 la progettazione dei flussi è centrale: dal pozzetto al salone, dalla cucina alla timoneria, tutto tende a ridurre interferenze e a facilitare la gestione con equipaggi ridotti. È un’impostazione che si traduce in comfort quotidiano: meno “stretti”, meno incroci inutili, più superfici funzionali, più stivaggio reale. La barca appare grande perché lo è nella pratica, non perché lo suggerisce un rendering.
Ergonomia: un lusso spesso sottovalutato
In uno yacht di questa taglia, l’ergonomia è ciò che separa la barca “bella” dalla barca “giusta”: altezze, visibilità, accessibilità a gavoni e vani tecnici, facilità di movimento in rada con ospiti a bordo. È una dimensione poco spettacolare, ma determinante per la qualità complessiva, soprattutto quando l’uso non è episodico.

Motorizzazioni e propulsione: IPS come scelta di architettura, non di moda
Configurazione di riferimento: doppio Volvo Penta D13 con pod
La soluzione cardine è l’adozione di Volvo Penta IPS, con configurazione fino a IPS 1350 basata su 2 × D13 da 1.000 hp. È una scelta che influenza l’intero progetto: disposizione della sala macchine, distribuzione dei pesi, silenziosità, efficienza e, soprattutto, manovrabilità. Il pod drive, con eliche orientate e spinta vettoriale, semplifica le manovre e riduce la soglia psicologica nella gestione di un 20 metri.
Trasmissione e controllo: l’esperienza dell’armatore cambia in banchina
Joystick, integrazione con sistemi di assistenza e risposta progressiva trasformano l’ormeggio da momento critico a procedura più lineare. La tecnologia, qui, non serve a spettacolarizzare: serve a rendere lo yacht più “umano” per un armatore competente che non desidera dipendere sempre da equipaggio fisso. Nel mercato attuale, questa facilità d’uso è un elemento di valore tanto quanto un materiale pregiato.

Sala macchine: ordine impiantistico e accessi sensati
La credibilità tecnica di un flybridge si vede nei vani tecnici: accessibilità a filtri e prese a mare, disposizione di generatori e ausiliari, passaggi di cablaggi e tubazioni. Un’impostazione pulita rende la manutenzione meno invasiva, riduce la possibilità di errori e accorcia i tempi di fermo. In prospettiva, significa costi di possesso più prevedibili e un valore residuo meglio difendibile.
Prestazioni e consumi: la sostanza sta nella crociera, non nella punta
Velocità: range credibile per un 62 piedi planante
Per un flybridge di questa taglia, l’obiettivo principale è avere una crociera piacevole e sostenibile. Il Sessantadue 62 si colloca con naturalezza nel corridoio dei 23–25 nodi come andatura “alta” di trasferimento, con una velocità massima che può arrivare a circa 28 nodi in condizioni favorevoli. È un profilo coerente con l’idea di barca da viaggio costiero: rapida quando serve, ma non progettata per consumare come un mezzo sportivo.
Consumi e autonomia: leggere i numeri con realismo nautico
I valori di consumo variano sensibilmente con carico, pulizia carena, mare e assetto. Detto questo, una piattaforma IPS ben calibrata tende a offrire un buon rapporto tra miglio e litro nelle andature tipiche. In un quadro indicativo, si parla di consumi totali nell’ordine di ~330 l/h intorno ai 23 nodi con autonomia indicativa di circa ~230 miglia; scendendo verso i 18 nodi, i consumi possono attestarsi intorno a ~250 l/h con autonomia indicativa nell’ordine di ~240 miglia. Sono dati che, più che promettere miracoli, descrivono una barca progettata per essere efficiente nel suo utilizzo naturale.
Assetto e comfort: la percezione di “barca più grande”
Una carena ben interpretata e un’adeguata distribuzione dei pesi cambiano l’esperienza di bordo: meno beccheggio, virate più rotonde, minor stress per gli ospiti. Il Sessantadue 62 comunica solidità perché non è reattivo in modo brusco: l’assetto resta stabile, il timone è progressivo, e la barca filtra gli stimoli del mare con una compostezza che, nella crociera, vale più di un nodo in più sul GPS.
Sistemi di bordo: elettronica e automazione al servizio della semplicità
Plancia e navigazione: informazione completa, lettura immediata
In questa categoria, la plancia deve essere un centro di comando, non un mosaico confuso. Display multifunzione, integrazione dei controlli propulsivi e strumenti di navigazione devono ridurre il carico cognitivo, soprattutto quando si naviga in traffico o si entra in porto con vento. Il Sessantadue 62 interpreta questa esigenza con un’impostazione moderna e ordinata, dove tecnologia e ergonomia lavorano insieme per aumentare la sicurezza percepita.

Controllo assetto: efficienza e comfort attraverso il trim intelligente
Soluzioni come interceptors e gestione automatica del trim aiutano a mantenere lo scafo nel suo punto di rendimento: meno correzioni manuali, maggiore stabilità, consumi più regolari. Il beneficio è doppio: prestazionale (miglior efficienza) e sensoriale (minor rollio e beccheggio avvertiti), con un impatto diretto sulla qualità della crociera.
Stabilizzazione: il nuovo standard del benessere a bordo
La stabilizzazione, oggi, è spesso la differenza tra una rada piacevole e una serata faticosa. Su un flybridge di 20 metri, sistemi a pinne “zero speed” o soluzioni giroscopiche possono trasformare l’esperienza: riducono rollio in sosta e migliorano il comfort anche in navigazione in condizioni formate. È un elemento che, più di molte finiture, determina la percezione di “yacht di categoria superiore”.
Abitabilità, vita a bordo e layout: spazi pensati per la crociera, non per la fiera
Tre cabine: gerarchia chiara e comfort concreto
Il layout sottocoperta tipico prevede tre cabine, con una suite armatoriale centrale, una VIP a prua e una cabina ospiti. La scelta della cabina armatoriale a centro barca è strategica: in navigazione è la zona che soffre meno le accelerazioni verticali, offrendo riposo migliore durante trasferimenti lunghi. I bagni e gli spazi di stivaggio, se ben dimensionati, determinano la qualità di una crociera di più giorni: il Sessantadue 62 lavora su questi aspetti con pragmatismo, evitando soluzioni solo sceniche.

Cabina equipaggio: un’opzione che amplia il target
Nel charter e anche nell’uso privato evoluto, la disponibilità di una zona crew separata aumenta la privacy e migliora la gestione. Un equipaggio leggero (anche solo uno skipper) può fare la differenza nei weekend lunghi e nelle crociere estive, mantenendo ordine e servizio senza invadere gli spazi ospiti. È una caratteristica che rafforza la versatilità commerciale della barca.
Zona giorno: cucina e living come piattaforma sociale
Il ponte principale è progettato per vivere: conversazione, pranzo, preparazione, movimento continuo tra interno ed esterno. La connessione tra salone e pozzetto evita la sensazione di ambienti separati e crea un unico grande “spazio abitato”. Qui il lusso è la funzionalità: superfici d’appoggio, sedute comode, percorsi fluidi, stivaggi intelligenti. Sono scelte che si apprezzano dopo settimane di uso, non solo al primo sguardo.
Layout


Comportamento in mare: feedback tecnico e sensazioni di governo
Manovre: precisione e controllo anche con equipaggio ridotto
La combinazione tra pod drive e sistemi di controllo rende le manovre più lineari: ingresso in porto, accostata, rotazioni sul posto e gestione con vento trasverso risultano più gestibili, riducendo lo stress operativo. Per un armatore esperto che ama condurre, è un vantaggio concreto: più autonomia, meno dipendenza, maggiore sicurezza nei momenti critici.
Conduzione: risposta progressiva e comportamento leggibile
In navigazione, la barca comunica un carattere “maturo”: virate non brusche, assetto che non cambia in modo nervoso, sensazione di controllo stabile. Questo tipo di comportamento è spesso il segno di un progetto equilibrato: carena, appendici e distribuzione masse non sono tirate al limite, ma ottimizzate per la crociera reale, dove comfort e sicurezza contano più della spettacolarità.

Rumorosità e vibrazioni: il comfort nasce da dettagli invisibili
Il benessere acustico non dipende solo dall’isolamento: pesa la qualità dell’assemblaggio, la rigidità strutturale, la gestione delle risonanze, l’ordine impiantistico. Uno yacht convincente è quello che, dopo ore di navigazione, non affatica: conversazioni naturali, vibrazioni contenute, sensazione di solidità. Il Sessantadue 62 si muove in questa direzione, coerente con una vocazione da barca “da fare” e non solo “da mostrare”.
Innovazione e ricerca: efficienza come sostenibilità concreta
Riduzione consumi: la prima tecnologia è la buona progettazione
Nel 20 metri, parlare di sostenibilità significa soprattutto ridurre l’energia per miglio: carena efficiente, assetto controllato, propulsione con buon rendimento nella crociera tipica. L’approccio del Sessantadue 62 è pragmatico: ottimizzare ciò che conta davvero, invece di inseguire soluzioni dimostrative difficili da mantenere e poco efficaci nella vita reale.
Sicurezza e assistenza: supporto intelligente, non automatismo cieco
La tecnologia di bordo ha senso quando aiuta il comandante a decidere meglio: telecamere, sensori, integrazioni dei controlli migliorano la consapevolezza in manovra e in navigazione. Il punto è mantenere un’interfaccia chiara e affidabile, perché in mare la semplicità è una forma di sicurezza. In questo quadro, la scelta di sistemi integrati e coerenti può rappresentare un vantaggio anche sul mercato dell’usato, dove la facilità di gestione è sempre più richiesta.
Mercato e competitor: perché il Sessantadue 62 ha un’identità precisa
Posizionamento: premium razionale, con contenuti misurabili
Il Sessantadue 62 si inserisce nella fascia alta del flybridge di 20 metri con una proposta basata su contenuti verificabili: volumetria, impianti, propulsione efficiente, qualità di processo, facilità d’uso. È un posizionamento interessante perché non vende solo immagine: propone un equilibrio tra design e ingegneria che parla sia al cliente finale sia a broker e operatori charter.

Concorrenza diretta: la differenza si gioca su layout, accessi tecnici e manovrabilità
Nella stessa arena competono marchi italiani e internazionali con modelli comparabili per taglia e ambizione: alternative che puntano su design più aggressivo, su volumi estremizzati o su impostazioni di living differenti. Il Sessantadue 62 risponde con una strategia più “integrata”: non sacrifica la sala macchine per guadagnare un salotto, non trasforma il flybridge in scenografia senza funzione, e valorizza una propulsione che rende la barca più gestibile nella realtà. È una scelta che può risultare meno appariscente al primo impatto, ma spesso più convincente nel lungo periodo.
Trend del settore: outdoor dominante, vetri ampi, stabilizzazione sempre più richiesta
Le tendenze attuali sono chiare: più relazione con il mare, spazi poppieri evoluti, grandi superfici trasparenti, stabilizzazione come “nuovo standard”, e controllo di bordo che riduca lo stress. Il Sessantadue 62 interpreta questi trend senza perdere l’equilibrio complessivo: non rincorre la moda del momento, la integra in un progetto che resta coerente.
Galleria fotografica





Riconoscimenti e percezione internazionale: il peso di un premio di categoria
European Powerboat of the Year 2025: una conferma nel segmento fino a 24 metri
Nel contesto competitivo europeo, il Sessantadue 62 ha ottenuto un riconoscimento significativo: European Powerboat of the Year 2025 nella categoria Up to 24 m, assegnato in occasione del Boot Düsseldorf. Al di là della comunicazione, un premio di questo tipo ha un valore pratico: aumenta la visibilità internazionale, rafforza la percezione di progetto riuscito e contribuisce alla solidità commerciale del modello.
Scheda tecnica sintetica (configurazione indicativa)
- Modello: Cranchi Sessantadue 62
- Tipologia: Flybridge planante
- Lunghezza fuori tutto (LOA): 20,15 m
- Lunghezza scafo: 17,68 m
- Larghezza massima: 5,16 m
- Pescaggio: circa 1,40 m
- Dislocamento: circa 32.000 kg (variabile con allestimento e carico)
- Carburante: 3.300 l
- Acqua: 700 l
- Motorizzazione di riferimento: 2 × Volvo Penta D13 IPS 1350 (2 × 1.000 hp)
- Velocità massima indicativa: ~28 kn (condizioni e carico dipendenti)
- Crociera indicativa: 18–25 kn (profilo d’uso tipico)
Video
Prospettive future: cosa anticipa questo modello per il cantiere e per il mercato
Il Sessantadue 62 suggerisce una direzione chiara: flybridge sempre più centrati su facilità di conduzione, efficienza reale, comfort stabile e processi costruttivi capaci di garantire qualità nel tempo. È una visione che premia l’armatore moderno, spesso impegnato e desideroso di una barca che funzioni senza trasformarsi in un progetto di manutenzione permanente. In questo senso, il modello è una sintesi matura: design riconoscibile, contenuti tecnici seri, abitabilità concreta e un’impostazione generale che invita a navigare di più e a complicarsi di meno.
Se il lusso contemporaneo è anche assenza di attriti, allora il Sessantadue 62 ha un merito specifico: propone un’esperienza di bordo dove l’eleganza non è fragile, e dove la tecnica non è ostentata, ma messa al servizio del piacere del mare.


