Delphia 11 Sedan non si presenta come l’ennesima barca da weekend costruita attorno al concetto di velocità, ma come un progetto ragionato per chi considera la crociera un esercizio di continuità, autonomia e serenità operativa. Qui il tempo non si comprime: si dilata. Il punto non è “arrivare”, bensì vivere la rotta, con un’impostazione tecnica che privilegia l’andatura di dislocamento, la stabilità e un’ergonomia studiata per rendere la barca gestibile anche in equipaggio ridotto.
Il risultato è un 10–11 metri capace di restituire la sensazione di un’unità più grande: volumi importanti, percorsi fluidi tra interno ed esterno, e una concezione energetica che guarda in modo concreto alla transizione, grazie a una piattaforma compatibile con diesel tradizionale oppure propulsione elettrica. Non è un semplice “optional”: è un’impostazione di gamma, coerente con un modo di navigare fatto di canali, laghi, estuari e coste riparate, dove il comfort acustico e l’efficienza diventano parametri primari.

Il cantiere: Delphia e la scuola dell’acqua interna, tra robustezza e cultura della crociera lenta
Origini e identità progettuale
Delphia affonda le sue radici in Polonia, in un territorio in cui la nautica non è soltanto mare ma soprattutto rete di vie d’acqua interne. Questo dato geografico influenza direttamente il DNA del marchio: barche progettate per vivere molte ore in moto a velocità moderate, per affrontare ormeggi frequenti, e per garantire un’abitabilità reale senza chiedere competenze da “skipper professionista” a ogni manovra.
Nel tempo, il marchio ha consolidato la propria reputazione puntando su tre assi: razionalità costruttiva, comfort e un’attenzione crescente alla sostenibilità. In parallelo, l’ingresso in un ecosistema industriale più ampio ha portato maggiore capacità di sviluppo e accesso a soluzioni tecnologiche evolute, soprattutto sul fronte dell’elettrificazione e della gestione energetica di bordo.
Filosofia costruttiva e percezione sul mercato
La percezione del mercato verso Delphia è legata a un concetto semplice: “barche intelligenti”. Non necessariamente minimaliste, ma pensate per essere usate davvero, con finiture adatte a un impiego ripetuto (anche charter) e con scelte tecniche che riducono ansia, manutenzione straordinaria e costi di esercizio. La 11 Sedan incarna questa filosofia: una piattaforma che non rincorre la planata, ma costruisce valore su autonomia, silenzio e spazio.

Architettura navale: dimensioni, carena e scelte di forma
Numeri chiave e proporzioni
Con una lunghezza fuori tutto di circa 10,77 m e un baglio di circa 3,85 m, la Delphia 11 Sedan adotta proporzioni che favoriscono stabilità e volumetria. Il pescaggio contenuto (circa 0,80 m) è un vantaggio operativo in canali, bassi fondali e rada, mentre un dislocamento nell’ordine delle 6,8 t racconta un’imbarcazione costruita per “portare” impianti, arredi e serbatoi senza diventare leggera in modo artificiale.
Carena: coerenza con la missione
La carena è concepita per lavorare in regime dislocante: è qui che la barca mostra la sua logica ingegneristica. L’obiettivo è garantire una marcia regolare, prevedibile e poco affaticante, con una risposta pulita al timone alle andature tipiche della crociera interna e costiera tranquilla. Le forme prodiera sono generose: non è una scelta “da racer”, ma una decisione funzionale a ottenere spazio a prua e volumi sottocoperta, con benefici immediati sulla vivibilità.

Materiali e costruzione: GRP, strutture irrigidenti e finiture “da uso reale”
Scafo e sovrastruttura
La barca è realizzata in vetroresina (GRP), con soluzioni mirate a bilanciare rigidità, durabilità e controllo del peso. Sono tipiche, in questa fascia, configurazioni con pannelli sandwich e contromatrici strutturali che irrigidiscono lo scafo e distribuiscono carichi e vibrazioni. L’approccio è industriale, ma non “freddo”: punta a ripetibilità costruttiva e qualità costante, due variabili cruciali quando si parla di cicli vita lunghi e uso intensivo.
Protezione, anti-urto e manutenzione
Un elemento che merita attenzione è la gestione delle superfici esposte: le murate e le linee di contatto sono pensate con protezioni generose, utili in banchine, finger e pontili dove il contatto accidentale è più probabile. Questa non è estetica: è progettazione del rischio, perché riduce danni, tempi di fermo e costi di ripristino, aumentando al contempo la confidenza del comandante, soprattutto nelle prime stagioni.
Interni: materiali pratici, look contemporaneo
In dinette e cabine domina una scelta di finiture dal taglio moderno: superfici chiare, essenze e laminati orientati a resistere a umidità e uso, piani facili da pulire e pavimentazioni che richiamano il legno senza inseguire la delicatezza. Il concetto è chiaro: l’interno deve restare gradevole dopo molte settimane a bordo, non soltanto in showroom.

Propulsione e trasmissione: due strade, stessa filosofia di utilizzo
Diesel: potenze razionali e trasmissione ad albero
La proposta termica si basa su motorizzazioni Yanmar in un range tipico di 57–150 hp, abbinate a trasmissione ad albero. La scelta dell’asse, su un dislocante, è coerente: robustezza, semplicità, affidabilità e una manutenzione conosciuta da qualsiasi rete tecnica. Non si tratta di spingere la barca verso un comportamento planante, ma di darle la riserva di potenza necessaria a gestire correnti, vento e manovre con margine.
Elettrico: coppia immediata e silenzio operativo
La versione elettrica impiega un sistema con potenza equivalente nell’ordine di 80 hp (circa 55 kW), dimensionato per offrire controllo e comfort acustico alle velocità in cui questa carena lavora meglio. In pratica: partenze dolci, manovre precise, rumorosità ridotta e una qualità di vita a bordo che cambia sensibilmente, soprattutto in navigazione al mattino presto o in aree dove il rumore diventa un tema reale.
Aiuti alla manovra
Su una barca pensata per “passaggi stretti”, l’assistenza è parte del progetto. Il bow thruster è uno strumento concreto per ridurre stress in presenza di vento laterale o in spazi limitati; non sostituisce la tecnica, ma riduce l’esposizione all’errore e aumenta la ripetibilità della manovra, elemento essenziale per l’armatore privato e per il charter.

Prestazioni: velocità, autonomia e logica dei consumi
La metrica giusta: comfort e miglia, non “top speed”
Valutare la Delphia 11 Sedan con lo stesso metro di una planante sarebbe un errore concettuale. Qui conta la qualità della crociera a velocità moderate: una fascia tipica di esercizio ruota attorno a 6,5–7 nodi a regimi medi, mentre la velocità massima, anche con potenze più generose, resta nell’intorno dei 9–10 nodi. È un dato coerente con la resistenza idrodinamica in regime dislocante e con la missione dell’unità.
Consumi e autonomia: la forza del dislocamento
Il vero valore sta nel rapporto tra carburante e ore di navigazione: a velocità “da canale” i consumi possono scendere a livelli estremamente contenuti, e con un serbatoio di circa 400 litri il raggio d’azione diventa più una questione di tempo a disposizione che di rifornimento. Questa è la differenza tra “uscire due giorni” e “vivere una stagione”: la barca nasce per il secondo scenario.

Elettrico: autonomia in funzione del pacco batterie
Nel caso della propulsione elettrica, la prestazione massima si attesta su valori vicini a 9 nodi, mentre la crociera sensata tende a collocarsi su 6–6,5 nodi, con autonomia legata alla capacità batterie e al profilo d’uso. Il punto, anche qui, non è competere con il diesel su lunghe tratte, ma offrire una piattaforma ideale per spostamenti giornalieri puliti, con soste e ricariche pianificate.
Sistemi di bordo: energia, elettronica e gestione “domestica” della barca
Impianto elettrico e autonomia in rada
La 11 Sedan è progettata per far funzionare la vita di bordo con una logica simile a quella domestica: alimentazione da banchina, caricabatterie, gestione delle utenze e possibilità di utilizzare inverter per apparecchiature a 230V. Su una barca che invita alla sosta, questa architettura conta quanto la carena, perché definisce quante ore puoi restare fermo in comfort senza trasformare ogni serata in una rincorsa alla presa.
Elettronica di navigazione e visibilità operativa
La postazione di guida è pensata per ospitare strumentazione moderna: la predisposizione per display di grande formato e l’eventuale integrazione di radar o telecamere aiutano soprattutto nei contesti dove la navigazione è “a ostacoli” (tra ponti, banchine, traffico locale). È un approccio pratico: più consapevolezza, meno sorprese.

Fotovoltaico e superficie utile in coperta
La grande estensione della tuga non serve solo a creare volume interno: offre anche una base naturale per pannelli solari e per ombreggiare parti del ponte, migliorando comfort termico. In un’ottica “slow cruising”, il fotovoltaico non è un gadget: è una componente che riduce dipendenza e aumenta l’autonomia operativa, soprattutto per frigoriferi, luci e utenze continue.
Architettura degli spazi e layout: dal pozzetto al salone, un ambiente continuo
Esterni: convivialità e aree funzionali
La “Sedan” gioca la carta della fruibilità: un pozzetto impostato come soggiorno esterno, un accesso naturale al salone e una prua pensata per la sosta. In alcune configurazioni, la cucina esterna e le superfici d’appoggio trasformano l’area poppiera in un vero luogo di socialità, perfetto per ancoraggi o ormeggi serali. Non è un’estetica fine a sé stessa: è un modo per portare l’esperienza in coperta, dove una barca lenta viene vissuta di più.

Interni: luce, sedute, cucina “da uso quotidiano”
In salone, le grandi superfici vetrate e una dinette generosa costruiscono un ambiente che non sembra “da 11 metri”. La cucina è organizzata per lavorare sul serio: spazi, lavello, frigorifero e zone di stivaggio che hanno senso per crociere lunghe. È un interno che non punta alla teatralità, ma alla funzionalità elegante, con percorsi fluidi e pochi ostacoli.
Sottocoperta: configurazioni flessibili per armatori e charter
La barca può essere configurata con una, due o tre cabine, scelta che incide direttamente sul profilo d’utilizzo. L’allestimento più “owner” valorizza comodità e stivaggio, mentre la soluzione a tre cabine amplia la potenziale redditività in charter. Dettagli come le dimensioni del letto armatoriale e l’uso di finestrature laterali aumentano percezione di spazio e qualità di permanenza, soprattutto durante soste prolungate.
Layout


Innovazione: elettrificazione credibile e riduzione dell’impronta operativa
Perché l’elettrico qui ha senso
La transizione elettrica in nautica funziona quando la barca è progettata per lavorare in un regime efficiente. La Delphia 11 Sedan, con la sua natura dislocante, rientra in questa categoria: l’elettrico non viene “forzato” su un progetto inadatto, ma inserito in un contesto dove velocità moderate e percorrenze pianificabili sono la norma. Il vantaggio immediato è il comfort: meno vibrazioni, meno rumore, più qualità della sosta e della navigazione.
Soluzioni per consumi ed emissioni
La riduzione dell’impatto non dipende solo dal motore: deriva dalla somma di carena efficiente, superfici disponibili per fotovoltaico, impianti ben dimensionati e un layout che incentiva una fruizione lenta. In termini pratici, questo significa poter restare più tempo “in autonomia” e utilizzare meno spesso sistemi ausiliari, con benefici su costi, manutenzione e qualità della vita a bordo.
Vita a bordo: comfort, servizi e dettagli che contano nella pratica
Cabine e bagni: comodità senza ostentazione
Le cabine privilegiano volumi e ventilazione, con soluzioni d’arredo che evitano fragilità inutili. I bagni (a seconda dell’allestimento) sono concepiti per essere realmente utilizzabili in crociera: docce pratiche, superfici facili da pulire e stivaggi per la vita quotidiana. È un’impostazione che parla a chi naviga giorni e settimane, non a chi fa solo “uscite da foto”.

Spazi comuni: la barca come ambiente abitativo
La dinette e il salone sono il cuore della barca: sedute ampie, tavolo funzionale, luce naturale e collegamento diretto con l’esterno. In termini di esperienza, questo significa che anche con meteo variabile la barca resta vivibile: un requisito essenziale per chi naviga in aree interne o in stagioni di mezza.
In navigazione: impressioni operative e feedback tipici da comandante
L’impressione più rilevante è la prevedibilità. A velocità di crociera dislocante la barca mantiene rotta con naturalezza e non richiede continue correzioni. Questo riduce fatica e aumenta la qualità delle tratte lunghe. In porto e in canali, il mix di visibilità, thruster e comportamento docile rende la gestione meno stressante, un plus concreto per chi naviga spesso con due persone a bordo.
La retromarcia, come su molte barche con impostazione direzionale e trasmissione ad albero, richiede attenzione e un minimo di “lettura” del flusso: ma è un comportamento noto, gestibile e, soprattutto, mitigato dagli aiuti alla manovra. Nel complesso, il progetto sembra costruito per ridurre l’incidente da disattenzione, non per massimizzare adrenalina.

Scheda tecnica sintetica (valori indicativi della Delphia 11 Sedan)
- Lunghezza fuori tutto (LOA): ~10,77 m
- Lunghezza scafo: ~9,99 m
- Larghezza (baglio): ~3,85 m
- Pescaggio massimo: ~0,80 m
- Dislocamento: ~6,82 t
- Carburante: ~400 L
- Acqua dolce: ~380 L
- Categoria CE: B/C/D (in funzione della configurazione)
- Motorizzazioni diesel: Yanmar ~57 / 110 / 150 hp (shaft)
- Propulsione elettrica: sistema equivalente ~80 hp (circa 55 kW)
- Velocità massima indicativa: ~9–10 kn (in funzione del motore)
- Velocità di crociera tipica: ~6,5–7 kn
Prezzo, segmento e concorrenza: dove si colloca e con chi “dialoga”
Posizionamento economico
In termini di fascia, la 11 Sedan si colloca tra i cruiser che puntano a offrire molto spazio e costi gestibili senza scivolare nel “basic”. Il valore percepito nasce dalla combinazione di abitabilità e consumi ridotti: il proprietario non sta comprando una barca che impressiona al passaggio, ma una barca che permette di navigare di più con minore ansia di carburante, rumorosità e manutenzione.
Competitor diretti e trend
I concorrenti si trovano tra le unità di 10–12 metri con timoneria protetta o layout “coupe”, orientate alla crociera tranquilla e alla permanenza prolungata. Il trend più interessante è l’avvicinamento dell’intero segmento a soluzioni ibride/elettriche e a logiche di riduzione dell’onda di scia, spinte da vincoli ambientali e regolamentazioni locali. In questo scenario, Delphia gioca d’anticipo grazie a una proposta che integra l’elettrico in modo coerente con carena e missione.
Clientela tipo
Il profilo dell’armatore ideale include: privati che vogliono un 11 metri facile e abitabile, coppie che mirano a lunghe permanenze con comfort “da casa”, e operatori charter che cercano layout flessibili e robustezza d’impiego. A questi si aggiunge un pubblico nuovo: chi lavora da remoto e usa la barca come base mobile, premiando luce, ergonomia e autonomia energetica.
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Riconoscimenti e visibilità: la forza della coerenza progettuale
La Delphia 11 Sedan rientra in quelle barche che conquistano attenzione perché parlano un linguaggio netto: “questa è la mia missione”. Nel mondo delle recensioni, la coerenza è un moltiplicatore di credibilità: quando carena, layout, impianti e propulsione raccontano la stessa storia, l’unità appare centrata e convincente. È esattamente ciò che succede qui: un cruiser che non pretende di essere sportivo, e proprio per questo risulta affidabile nel suo programma.
Prospettive: cosa anticipa la 11 Sedan sul futuro della nautica “slow”
Osservata come “oggetto industriale”, la 11 Sedan è una risposta concreta a un cambiamento di paradigma: meno enfasi sulla velocità e più attenzione a efficienza, energia e benessere. La disponibilità di una variante elettrica, su una carena progettualmente compatibile, è un segnale di maturità del segmento: non più prototipi, ma piattaforme utilizzabili, con compromessi dichiarati e gestibili.
Con l’espansione delle infrastrutture di ricarica e l’aumento delle aree regolamentate, modelli di questo tipo possono diventare la scelta “naturale” per la crociera interna europea e per molte coste protette. La Delphia 11 Sedan, in questo senso, non è solo un modello: è un indicatore della direzione verso cui una parte importante del mercato si sta muovendo.
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Verdetto tecnico: a chi è destinata e perché ha senso
La Delphia 11 Sedan convince perché è progettata con lucidità: grande abitabilità in 10,77 metri, gestione semplificata, consumi coerenti con il programma e un’impostazione energetica che supporta davvero la vita a bordo. È una barca per chi vuole crociere “lunghe” più che “veloci”, per chi considera la navigazione una forma di comfort e non una corsa.
In un mercato spesso dominato da promesse di prestazione, questa unità sceglie un’altra strada: quella dell’ingegneria dell’esperienza. E, proprio per questo, riesce a diventare un riferimento credibile nel suo segmento.


