Majesty 72, l’eleganza che fa la differenza | Volumi da superyacht, agilità da coupé

Majesty 72 è un 72 piedi flybridge che interpreta il lusso con un’impostazione sorprendentemente razionale: invece di inseguire la spettacolarità fine a sé stessa, massimizza l’efficacia del progetto in termini di metri cubi fruibili, continuità degli spazi e facilità di conduzione. Il punto non è “fare colpo” solo in marina, ma offrire una piattaforma planante capace di sostenere crociere veloci con un livello di comfort convincente, e di trasformare la rada in un vero salotto outdoor. Da qui la sua doppia vocazione: crociera armatoriale per famiglie esigenti e charter premium per operatori che cercano un prodotto concreto, ripetibile e facilmente gestibile. Questa analisi rilegge il modello con taglio tecnico, ma con l’ambizione di restare leggibile anche a chi non è del mestiere. Procederemo per blocchi: identità del costruttore e credibilità sul mercato, scelte di architettura navale e materiali, soluzioni propulsive e impiantistiche, prestazioni plausibili, ergonomia e vivibilità, fino a un confronto di posizionamento con i principali competitor nel segmento 70–75 piedi. L’idea guida è semplice: nel luxury moderno, la qualità non coincide con la sola finitura, ma con l’insieme di silenzio, accessibilità tecnica, coerenza funzionale e valore d’uso nel tempo.

Majesty 72 – majesty-yachts.com

Profilo del cantiere: Gulf Craft, storia e filosofia costruttiva

Il badge Majesty appartiene all’universo Gulf Craft, realtà nata negli Emirati e affermatasi come produttore di riferimento nel composito per un pubblico internazionale. La sua storia industriale è una chiave di lettura importante: da costruttore orientato a unità di piccola taglia, Gulf Craft ha progressivamente alzato la complessità del prodotto fino a presidiare la fascia yacht e superyacht, con una gamma capace di dialogare con mercati estremamente esigenti. Questo percorso suggerisce un approccio più “ingegnerizzato” che artigianale: attenzione alla ripetibilità, alle procedure, alla standardizzazione dei processi e alla gestione dell’assistenza.

Il fulcro produttivo è rappresentato dalle grandi facilities del gruppo, con una logica di integrazione che mira a controllare le fasi critiche della costruzione e dell’allestimento. Per l’armatore, la conseguenza è concreta: quando filiera e processi sono coerenti, aumentano le probabilità di trovare un’imbarcazione stabile nel tempo, con documentazione tecnica meglio strutturata e una gestione più fluida degli interventi. Nel posizionamento di mercato, Majesty si colloca spesso come alternativa “globale” ai nomi mediterranei: forte sul tema spazi/comfort e competitiva nella relazione tra dotazioni e investimento.

La filosofia costruttiva del marchio, in questa fascia, non insegue la leggerezza estrema. L’obiettivo appare piuttosto quello di ottenere una piattaforma affidabile, capace di assorbire l’uso reale (e, se necessario, intensivo) senza trasformarsi in un oggetto delicato. In altre parole: struttura, impianti e accessi tecnici vengono trattati come elementi di progetto, non come “dettagli da nascondere”. È un’impostazione che piace ai comandanti e rassicura chi, oltre alla bellezza, pretende una barca che lavori bene.

Majesty 72 – majesty-yachts.com

Introduzione tecnica al modello: missione progettuale e identità del 72 piedi

Nel segmento dei 22 metri, il progetto è sempre un esercizio di equilibrio: si vuole un fly grande, cabine vere, stivaggi, autonomia decente e un comportamento marino confortevole, ma si resta dentro limiti dimensionali che impongono compromessi. La Majesty 72 risponde con una priorità netta: privilegiare la vivibilità complessiva e la percezione di “taglia superiore”, mantenendo una natura planante adatta a trasferimenti rapidi tra baie e porti.

Per comprendere la logica, basta chiarire cosa significhi “planante” senza tecnicismi inutili: a velocità sostenute, lo scafo genera portanza dinamica e riduce la superficie bagnata, consentendo andature più elevate. Questo richiede potenza e un disegno accurato delle linee d’acqua; se il progetto è ben riuscito, la barca non “sbattacchia”, ma lavora con progressività, mantenendo assetto e comfort accettabili anche quando il mare si increspa.

Dimensioni e architettura navale: volumi, baricentri e percorsi

La Majesty 72 gioca le sue carte sulla gestione dei volumi, e lo fa soprattutto attraverso l’organizzazione dei ponti e l’uso intelligente delle vetrature. Il disegno generale mira a rendere i passaggi intuitivi e privi di strozzature: ingressi, corridoi, accessi ai ponti esterni e connessioni verticali devono funzionare come un “sistema circolatorio”, riducendo la frizione quotidiana. In un flybridge di questa taglia, la bontà del progetto si misura nella facilità con cui persone e servizi si muovono senza invadere gli spazi altrui.

Majesty 72 – majesty-yachts.com

Flybridge: il ponte che definisce l’esperienza (e il valore percepito)

Su un 72 piedi moderno il flybridge non è più un semplice “ponte superiore”: è un ambiente primario, spesso quello che determina l’acquisto. La Majesty 72 lo imposta come un’area a forte densità d’uso, dove prendisole, zona dining e aree relax convivono con una timoneria superiore pensata per la conduzione reale. L’effetto finale, soprattutto in rada, è quello di un living all’aperto con una vista dominante: un asset determinante sia per l’armatore che per il charter, perché moltiplica gli scenari di utilizzo senza sovraccaricare il main deck.

Materiali di costruzione: scafo, sovrastruttura, finiture interne

La costruzione in composito (vetroresina con strutture e rinforzi dedicati) è coerente con la missione del modello: offrire una piattaforma planante robusta e versatile. Dal punto di vista ingegneristico, i parametri chiave sono tre: rigidità globale (per limitare deformazioni e scricchiolii), smorzamento (per controllare rumorosità e vibrazioni) e resistenza a fatica (per mantenere allineamenti e funzionalità nel tempo). In pratica, la qualità si percepisce quando, dopo ore di navigazione, porte e mobili restano “in squadra” e le superfici non tradiscono tensioni strutturali.

Le ampie vetrature, oltre ad avere un valore estetico, impongono scelte tecniche precise: incollaggi, cornici, irrigidimenti e gestione termica. Più vetro significa più luce e più “aria”, ma anche più attenzione a isolamento, riflessi e controllo dell’irraggiamento. Un progetto maturo non si limita a inserire finestrature grandi: le integra in modo che la barca resti silenziosa, fresca e stabile sotto carico di navigazione.

Interni: stile contemporaneo, ma con logica di utilizzo

Il linguaggio degli interni della Majesty 72 tende a un contemporaneo elegante: palette luminosa, superfici pulite, tessuti e pelli che scaldano l’insieme, illuminazione indiretta che valorizza i volumi. Tuttavia, su una barca pensata anche per charter, conta la sostenibilità quotidiana delle scelte: finiture troppo “delicate” possono risultare penalizzanti. La soluzione ideale è un equilibrio tra estetica e manutenzione: materiali resistenti, bordature protette, ferramenta affidabile e accessi ai vani tecnici non sacrificati.

Majesty 72 – interni, salone – majesty-yachts.com

Motorizzazioni e trasmissione: scelte conservative, vantaggi operativi

Nella fascia 70–75 piedi, l’offerta di mercato oscilla tra installazioni tradizionali (diesel + linea d’asse) e soluzioni con pod (IPS) che privilegiano manovrabilità e resa a determinati regimi. La Majesty 72, per impostazione, tende a restare sul terreno della meccanica “classica”: doppio diesel e trasmissione convenzionale, con l’obiettivo di garantire affidabilità, manutenzione più lineare e costi più prevedibili. È una filosofia spesso apprezzata da comandanti e società di gestione: quando il calendario charter è fitto, la semplicità riparabile vale quanto il design.

In un progetto serio, la qualità dell’apparato motore non si esaurisce nel dato potenza. Conta la ventilazione della sala macchine, il layout dei passaggi, la posizione dei filtri, la facilità di ispezione, l’ordine dei cablaggi e la logica dei circuiti. Anche aspetti come l’allineamento degli assi e la scelta delle eliche incidono pesantemente su vibrazioni, consumi e rumorosità: parametri che, per l’armatore, diventano qualità percepita (o fastidio cronico).

Prestazioni: velocità, crociera e consumi con una lettura realistica

Le plananti di questa categoria, in condizioni “da catalogo”, spesso sfiorano velocità massime intorno ai 30 nodi, mentre la crociera tipica si colloca più spesso nella fascia 20–24 nodi. Il punto, però, è interpretare correttamente questi numeri: su un 72 piedi di grande volume, l’aumento di velocità richiede incrementi di potenza e combustibile non proporzionali. In parole semplici: l’ultimo tratto verso la punta “costa” molto. Ecco perché, nell’uso reale, il regime di crociera migliore è quello che unisce comfort, autonomia e rumore contenuto, non necessariamente la velocità più alta sostenibile.

Majesty 72 – plancia superiore – majesty-yachts.com

Per chi naviga nel Mediterraneo, le domande davvero decisive sono altre: quanto è piacevole la barca a 22 nodi con onda incrociata? quanto rumore arriva in master? quanto consumo ho in un trasferimento di 70 miglia? La Majesty 72, per vocazione, punta a offrire una risposta rassicurante: trasferimenti veloci sì, ma con un’impronta orientata a comfort e vivibilità, più che a prestazione “da numeri”.

La plancia: ergonomia, visibilità e gestione operativa

La plancia è il luogo dove una barca rivela la sua vera qualità ingegneristica: non la qualità “da showroom”, ma quella “da turno di navigazione”. Su un 72 piedi, l’obiettivo è combinare visibilità, ergonomia e logica impiantistica. Una plancia ben risolta offre una seduta corretta, una disposizione degli strumenti intuitiva, e soprattutto una visione chiara delle murate, della prua e delle aree critiche in manovra. È qui che la differenza tra progetto nautico e semplice interior design diventa evidente.

Lato strumentazione, il valore non sta solo nei display grandi, ma nell’integrazione: radar, cartografia, dati motore, allarmi e sistemi di bordo devono essere leggibili a colpo d’occhio e configurabili secondo lo stile di comando. Anche l’illuminazione notturna e il controllo dei riflessi sono aspetti tecnici: una plancia che abbaglia o riflette compromette la sicurezza. Infine, non va dimenticata la “plancia invisibile”: accesso ai cablaggi, facilità di manutenzione dei pannelli e ordine dei circuiti. Sono dettagli che, nel lungo periodo, fanno risparmiare tempo e denaro.

Majesty 72 – plancia – majesty-yachts.com

Sistemi di bordo: elettronica, domotica e gestione dell’energia

Nel lusso attuale, i sistemi di bordo sono una parte sostanziale della qualità del prodotto. Navigazione integrata, controllo impianti, scenari luce e gestione del comfort climatico devono funzionare in modo intuitivo, perché l’utente finale pretende semplicità. Dietro le quinte, però, ciò che conta è la disciplina progettuale: quadri ordinati, cablaggi tracciabili, etichettatura completa, documentazione chiara. Quando qualcosa entra in fault, la differenza tra “barca premium” e “barca complicata” si misura nei minuti necessari per diagnosticare e risolvere.

Per i non addetti: la domotica a bordo non è un capriccio, ma un modo per gestire in modo centralizzato luci, clima, tende e intrattenimento, e per ottimizzare carichi e consumi. Se ben integrata, riduce errori e migliora la vita dell’equipaggio. Se progettata male, diventa una fonte di anomalie. Su un 72 piedi destinato anche al charter, l’affidabilità dell’integrazione è un elemento chiave quanto il design del salone.

Majesty 72 – altra visuale della plancia – majesty-yachts.com

Stabilizzazione e sicurezza: ridurre rollio significa aumentare qualità e valore

La stabilizzazione è spesso l’optional che trasforma l’esperienza: meno rollio in rada, meno affaticamento degli ospiti, maggiore percezione di sicurezza. Che si scelgano pinne o giroscopi, la logica è sempre la stessa: ridurre i movimenti indesiderati e rendere vivibile la barca anche quando il meteo non è “da cartolina”. In ottica charter, il beneficio è ancora più evidente: il cliente ricorda soprattutto quanto si è sentito bene a bordo.

Design e layout: firme stilistiche, ergonomia e collaborazione progettuale

La cifra esterna della Majesty 72 è contemporanea, con volumi importanti e vetrature protagoniste. Ma la parte più interessante è come questi volumi si traducono in ergonomia: percorsi puliti, spazi sociali che non si pestano i piedi, separazione tra ospiti e servizi. Un buon layout non è solo “bello”: è una sequenza di funzioni che lavorano insieme. Quando la barca è piena di persone, la differenza tra un progetto intelligente e uno scenografico emerge immediatamente.

Il ponte principale deve funzionare come fulcro: salone luminoso, dining coerente, cucina in posizione logica rispetto al servizio (più aperta o più separabile in base alle preferenze). Sotto coperta, la master deve garantire isolamento acustico e comfort termico: non basta che sia grande, deve essere silenziosa. Qui entrano in gioco paratie, materiali fonoassorbenti, posizione rispetto a sala macchine e qualità dell’installazione impiantistica.

Layout

Majesty 72 – ponte principale – majesty-yachts.com
Majesty 72 – ponte inferiore – majesty-yachts.com

Vita a bordo: cabine, aree comuni, beach area e accesso al mare

La promessa della Majesty 72 è “vivere grande” restando nella classe 22 metri. Questo si traduce in aree esterne multiple (fly e pozzetto come protagonisti), volumi interni ariosi e un’impostazione che favorisce la permanenza in rada. Per l’armatore è un vantaggio evidente: la barca diventa casa. Per il charter è un argomento commerciale: più aree, più scenari, più valore percepito.

Anche i dettagli operativi contano: piattaforma bagno, accesso al mare, gestione del tender e degli water toys. Sono elementi che definiscono il lifestyle contemporaneo e che incidono sulla sicurezza. Se l’accesso è comodo e stabile, l’equipaggio lavora meglio e gli ospiti vivono di più l’acqua. Se è scomodo, la barca perde una parte importante della sua promessa.

Majesty 72 – altra prospettiva degli interni – majesty-yachts.com

Prestazioni in navigazione: comportamento atteso e lettura “da perito”

Una valutazione completa richiederebbe una prova strumentale (rumore, vibrazioni, consumi, tempi di planata, risposta in virata), ma alcuni aspetti possono essere letti con coerenza tecnica. Una planante flybridge di grande volume deve offrire stabilità direzionale, risposta progressiva al timone e assetto gestibile con trim e flap senza richiedere correzioni continue. La barca “buona” è quella che non affatica: timoneria naturale, rotta pulita, sensazione di controllo.

Per chi non è del settore: stabilità direzionale significa che lo yacht non “vaga” e non obbliga a continui aggiustamenti; progressività in virata significa che curva senza sorprese, senza inclinazioni eccessive o reazioni brusche. In un fly, il controllo dei baricentri e della rigidezza strutturale è fondamentale: tanto volume sopra deve essere governato con scelte progettuali coerenti, altrimenti compaiono oscillazioni e risonanze che degradano il comfort.

Majesty 72 – prua – majesty-yachts.com

Mercato e concorrenza: posizionamento, trend e clienti ideali

Il segmento 70–75 piedi è uno dei più competitivi: brand storici europei e costruttori globali si confrontano su design, prestazioni, qualità percepita e rete di assistenza. In questo scenario, la Majesty 72 tende a distinguersi per “spazio vendibile” e per una proposta che cerca di ottimizzare il rapporto tra dotazioni, volumi e investimento. È una barca che spesso convince al primo impatto fisico: quando si entra e si sale sul fly, la percezione di taglia superiore è un argomento molto potente.

I trend del settore sono chiari: più beach area, più indoor/outdoor, più stabilizzazione, più integrazione digitale, più attenzione all’efficienza e alla gestione energetica. La Majesty 72 si muove in questa direzione con pragmatismo, offrendo una base solida su cui l’armatore può costruire la propria idea di lusso: uso privato con famiglia, charter con ospiti esigenti, oppure gestione professionale con obiettivi di continuità.

Innovazione e ricerca: efficienza, comfort dinamico e sostenibilità operativa

Nel range 70–80 piedi, l’innovazione più sensata non è sempre quella “rivoluzionaria”, ma quella che migliora affidabilità e qualità d’uso: stabilizzazione più efficace, gestione intelligente dei carichi, batterie e sistemi che riducono ore di generatore, soluzioni che ottimizzano l’assetto e riducono resistenze. In parallelo cresce l’attenzione verso emissioni e consumi: anche senza ibrido completo, una barca moderna deve poter ridurre sprechi e rendere più efficiente l’hotel load in rada.

La direzione è quella di un lusso più responsabile: non solo materiali e finiture, ma gestione energetica, comfort acustico e riduzione dello stress meccanico. Un 72 piedi che lavora bene è anche un 72 piedi che invecchia meglio: meno vibrazioni, meno usura, meno interventi correttivi.

Immagini extra

Majesty 72 – pozzetto – majesty-yachts.com
Majesty 72 – cabina armatoriale – majesty-yachts.com
Majesty 72 – cabina ospiti – majesty-yachts.com
Majesty 72 – bagno – majesty-yachts.com

Riconoscimenti e presenza internazionale: credibilità e attrattività commerciale

In un mercato globale, la continuità di presenza in fiere e la visibilità internazionale sono indicatori di solidità, soprattutto per chi ragiona in ottica di rivendita e gestione. Gulf Craft e il marchio Majesty hanno costruito negli anni una riconoscibilità crescente, sostenuta dalla capacità produttiva e dalla gamma. Per l’armatore, questo si traduce in una maggiore probabilità di trovare un mercato secondario interessato, e in una rete che, in molte aree, può supportare l’unità nel ciclo di vita.

Scheda tecnica sintetica

  • Modello: Majesty 72
  • Tipologia: Motor yacht flybridge, carena planante
  • Classe dimensionale: ~72 ft (circa 22 m)
  • Costruzione: scafo e sovrastruttura in composito (vetroresina), grandi superfici vetrate
  • Layout indicativo: 4 cabine ospiti; configurazioni con spazi equipaggio secondo allestimento
  • Propulsione: doppia motorizzazione diesel (configurazioni variabili), trasmissione meccanica tradizionale
  • Andature tipiche: crociera alta nell’ordine di ~20–24 kn; punta dipendente da motori, carico e condizioni
  • Autonomia: funzione di capacità serbatoi e profilo di velocità; maggiore a regimi economici
  • Sistemi di bordo: navigazione integrata, gestione impianti e domotica (dotazioni/optional variabili)
  • Comfort e sicurezza: stabilizzazione disponibile (zero-speed/in navigazione) a seconda della configurazione

Video

Conclusioni: dove si colloca la Majesty 72 e perché può essere una scelta strategica

La Majesty 72 è uno yacht che interpreta il luxury con un’intelligenza concreta: grandi volumi, flybridge realmente vissuto, ambienti luminosi e un’impostazione tecnica che guarda alla continuità d’uso. Non è il prodotto pensato per inseguire la prestazione assoluta o la radicalità progettuale; è, piuttosto, una piattaforma che punta a rendere la crociera facile, piacevole e replicabile. In confronto ai competitor più sportivi o più “boutique”, la sua forza è il bilanciamento tra spazio, dotazioni e fruibilità.

In ultima analisi, il giudizio tecnico ruota attorno a un concetto: la qualità di una barca non si misura soltanto quando è nuova, ma quando viene vissuta. Se l’impiantistica è accessibile, la plancia funziona, la stabilizzazione fa il suo dovere e gli spazi sono davvero usabili, allora il progetto ha centrato il bersaglio. E la Majesty 72, per impostazione e ambizione, sembra esattamente progettata per questo: offrire un lusso che si traduce in benessere operativo e comfort reale, giorno dopo giorno.