Il wallywhy150 non è un “semplice” 78 piedi di fascia alta: è un progetto che prova a comprimere, entro la soglia dei 24 metri, una sensazione di spazio e una qualità di vita tipiche di unità sensibilmente più grandi. La sua identità nasce dall’incrocio tra architettura degli ambienti, carena ottimizzata per l’efficienza e una scelta propulsiva precisa — la tripla Volvo Penta IPS — pensata per rendere la barca maneggevole, prevedibile e coerente con un impiego armatoriale moderno.
Qui il tema non è inseguire un record di velocità: l’obiettivo è offrire una crociera veloce e stabile con un ponte principale concepito come un grande loft sul mare. La suite armatoriale in prua sul main deck, il salone full-beam con altezza interna dichiarata fino a 2,5 metri e i ponti esterni progettati come “destinazioni” — non come superfici di contorno — definiscono un’imbarcazione pensata per armatori che cercano contenuto tecnico, ma anche per un charter premium dove fruibilità e scenografia si trasformano in valore commerciale.

Il cantiere: Wally e la cultura della sottrazione funzionale
Wally è un nome che, nel panorama del lusso nautico, significa innovazione come disciplina più che come slogan. Nato nel 1994, il marchio ha costruito la propria reputazione su un approccio quasi “industriale” alla creatività: ridurre, semplificare, eliminare ciò che non serve, fino a ottenere un’estetica che diventa conseguenza diretta della funzione. Questa filosofia, prima esplosa nel mondo vela, si è poi trasferita al motore portando con sé un linguaggio riconoscibile: superfici tese, pulizia formale, soluzioni che privilegiano ergonomia e uso reale.
Negli ultimi anni l’integrazione nel perimetro Ferretti Group ha dato a Wally una base produttiva e ingegneristica ancora più solida. Il risultato non è un appiattimento dell’identità, bensì un’evoluzione: la radicalità del concept può contare su una filiera industriale capace di garantire standard qualitativi costanti, controllo dei processi, affidabilità impiantistica e un livello di finitura coerente con il mercato top-tier. Sul wallywhy150 questo binomio si legge chiaramente: design non convenzionale, ma prodotto maturo.

Perché “why”: la logica dietro un’architettura che non assomiglia alle altre
La famiglia “wallywhy” nasce per mettere in discussione una consuetudine: sui 24 metri, di norma, si sceglie tra sportività e volumetria. Qui, invece, si tenta di tenere insieme le due cose, costruendo un’imbarcazione che regala grande abitabilità senza scivolare nel dislocante puro. Il wallywhy150 eredita l’impostazione della serie e la declina in dimensione “gestibile” per il Mediterraneo: una misura che ha implicazioni concrete su ormeggi, logistica e conduzione, oltre che sul modo in cui l’armatore vive la barca durante la stagione.
Il progetto combina il lavoro del team tecnico del brand con un interior design che punta a un contemporaneo caldo e razionale. La caratteristica che più identifica lo yacht è la prua alta, che non è solo un gesto estetico: è una scelta funzionale per ricavare una master suite in posizione dominante e per aumentare riserva di galleggiamento a prua. La grande vetratura continua, poi, completa il concetto: la barca sembra un osservatorio, con gli ambienti principali sempre in dialogo visivo con il mare.
Dimensioni e impianto navale: numeri, proporzioni, equilibrio dei pesi
Le misure dichiarate collocano il wallywhy150 in modo chirurgico nel segmento: 23,99 m di lunghezza fuori tutto e 6,78 m di baglio massimo, con pescaggio di circa 2,0 m. A livello di masse si parla di un dislocamento intorno a 85 tonnellate a vuoto e 98 tonnellate a pieno carico: valori coerenti con una barca che ospita grandi volumi e superfici vetrate importanti, ma che vuole mantenere un profilo di prestazioni sostenibile.

Dal punto di vista idrodinamico la carena viene descritta come warped, cioè con geometria variabile per gestire transizioni e portanza lungo le diverse sezioni, supportata da spray rails e pattini che aiutano a controllare spruzzi e assetto. Il deadrise poppiero di 10° suggerisce una poppa più portante, che privilegia stabilità e rendimento a velocità di crociera, mentre la prua, alta e voluminosa, lavora come elemento di protezione e come “magazzino” di galleggiamento quando il mare cresce.
In un’imbarcazione così “architettonica”, la partita vera è la gestione del baricentro. Grandi vetrate e volumi sviluppati in altezza impongono rigore su distribuzione impianti, serbatoi e attrezzature, per evitare rollio eccessivo o reazioni lente. La sensazione di solidità di bordo, quando il progetto è ben bilanciato, nasce proprio qui: nella capacità di ottenere luce e aria senza pagare pegno in comportamento dinamico.
Materiali e costruzione: composito, rigidezza, comfort acustico e manutenzione
La piattaforma costruttiva è incentrata su GRP/composito, una soluzione particolarmente adatta ai 24 metri perché consente di controllare peso, rigidità e isolamento, mantenendo industrializzabilità e ripetibilità. In questo caso il materiale non viene “ostentato”: viene usato come infrastruttura per sostenere un’idea di spazi aperti e superfici pulite. Dove serve continuità e resistenza, si lavora per ridurre giunzioni visibili; dove serve apertura, la progettazione integra ampie superfici vetrate senza far percepire fragilità.

La qualità di vita a bordo, per un armatore, spesso dipende da elementi invisibili: insonorizzazione, vibrazioni, rigidità locale, gestione dei passaggi impiantistici. Su un progetto con volumi così generosi, la maturità industriale si riconosce dalla facilità con cui si accede alle aree tecniche, dalla chiarezza dei percorsi di manutenzione e dalla separazione tra spazi ospiti e spazi di servizio. In breve: non basta che la barca sia bella; deve essere logica quando arriva il momento di viverla e gestirla per anni.
Propulsione: tripla Volvo Penta IPS, controllo in porto e rendimento in crociera
La scelta meccanica è netta: tre Volvo Penta D13 accoppiati a trasmissione IPS. La configurazione standard viene proposta in IPS1200 (900 mhp / 662 kW a 2300 rpm), mentre la variante più prestazionale passa a IPS1350 (1000 mhp / 735 kW a 2400 rpm). La tripla installazione, su un 24 metri con grandi volumi, è una soluzione che porta benefici concreti: più ridondanza, maggiore elasticità ai diversi regimi e una conduzione più “fine” in manovra.
Il sistema IPS, oltre ai vantaggi di efficienza legati alle eliche controrotanti, introduce un livello di assistenza al governo che cambia l’esperienza di un armatore: joystick, precisione negli accosti, risposta prevedibile e gestione semplificata degli spazi stretti. Va anche detto che questa scelta richiede un approccio più attento su manutenzione e prevenzione urti subacquei; tuttavia, per una barca concepita come cruiser contemporaneo, l’equilibrio tra benefici e vincoli è sensato. La promessa è chiara: rendere un 24 metri più accessibile senza snaturare la sostanza nautica.

Prestazioni, autonomia e consumi: due anime, fast cruise ed economia
Con la motorizzazione IPS1200, le prestazioni dichiarate indicano 21 nodi di velocità massima e circa 18 nodi in crociera; con IPS1350 si sale rispettivamente a 23 nodi e 20 nodi. Numeri che raccontano una barca capace di muoversi con decisione, ma senza rincorrere estremi: qui la velocità serve a fare miglia, non a fare show. La dotazione di carburante è nell’ordine di 9.000 litri, con 2.000 litri d’acqua: una riserva coerente con itinerari reali, dove autonomia e comfort devono convivere.
L’autonomia dichiarata segue la stessa logica: circa 370–390 miglia alla crociera (a seconda della versione) e fino a 1.000 miglia a 10 nodi in regime economico. Alcune rilevazioni di prova riportano consumi che descrivono bene il profilo operativo: un picco intorno ai 22 nodi con assorbimenti elevati, e un’area di efficienza più interessante tra i 13 e i 16 nodi, dove consumo e comfort trovano un compromesso credibile. È un’impostazione che permette all’armatore di scegliere “quando correre” e “quando risparmiare” senza cambiare barca.

Impianti e tecnologia di bordo: integrazione, controllo, comfort climatico
Su un yacht di questa impostazione, la tecnologia non è un optional: è l’infrastruttura che rende possibile vivere in un salone alto, luminoso e molto vetrato senza soffrire rumore, caldo o complessità. L’idea è una gestione integrata dei sistemi: navigazione, motori, monitoraggi e comfort devono essere leggibili e governabili con immediatezza. La barca è stata raccontata con elettronica moderna e impostazione “pulita” dei comandi, coerente con il minimalismo operativo tipico del marchio.
L’adozione della tripla IPS porta in dote una manovrabilità avanzata e, in molte configurazioni, funzioni di assistenza che riducono drasticamente la fatica in porto. In parallelo, la qualità del comfort passa anche dalla corretta progettazione HVAC e dalla distribuzione di generatori, batterie di servizio e apparati. Il risultato atteso è duplice: silenzio percepito in crociera e stabilità termica negli ambienti principali, anche quando l’unità viene usata intensamente in piena estate mediterranea.
Esterni: ponti pensati per l’uso quotidiano, non per la sola fotografia
La poppa è progettata per essere vissuta: pozzetto e salone sullo stesso piano riducono barriere e rendono naturale la circolazione degli ospiti. La piattaforma bagno con soluzione abbattibile enfatizza il concetto di beach: non solo accesso al mare, ma possibilità di creare una vera zona “a contatto” con l’acqua, utile per tender, giochi nautici e relax. È un modo contemporaneo di aumentare la superficie fruibile senza allungare lo scafo.

Il ponte superiore, nella logica wallywhy, è una terrazza funzionale: aree lounge e dining sono pensate per diventare un centro vita autonomo, non un semplice solarium. La presenza di elementi come bar esterno e dotazioni da giornata in rada (frigo, grill, superfici di lavoro) rende l’upper deck un luogo dove si può davvero trascorrere tempo, anche in gruppi numerosi. In pratica: la barca non offre solo “spazio”, ma spazio attrezzato.
Interni e layout: luce, altezze, percorsi, privacy
Il punto di svolta degli interni è il volume verticale: un salone che arriva fino a 2,5 metri di altezza cambia proporzioni, percezione di lusso e ventilazione. Il soffitto curvo aiuta la lettura dello spazio e attenua l’effetto “scatola”, mentre le superfici vetrate amplificano la connessione visiva con l’esterno. Per un ospite non tecnico, il risultato è semplice: ci si sente in un ambiente più grande e più arioso. Per un tecnico, è la prova di un lavoro ben fatto su struttura e distribuzione degli impianti.

Il layout tipico prevede quattro cabine ospiti per otto persone, con due cabine equipaggio dedicate alla gestione del servizio. Ma la vera firma è la suite armatoriale in prua sul ponte principale: un ambiente che vive di luce e orizzonte, con una vista panoramica che ribalta la gerarchia tradizionale del segmento. È una soluzione che valorizza l’armatore senza penalizzare gli ospiti, perché la distribuzione dei volumi mantiene separazioni sensate e percorsi chiari tra aree private e aree comuni.
Lo stile d’arredo punta a un contemporaneo elegante ma non freddo: materiali caldi, finiture pulite, scelte cromatiche capaci di durare nel tempo. L’ergonomia è un tema reale: sedute e passaggi sono studiati per evitare ingombri, rendendo la barca vivibile anche con ospiti numerosi. In altre parole, il progetto non si limita a “mostrare” lusso: prova a renderlo pratico, senza scendere a compromessi in qualità percepita.
Layout


Plancia: interfaccia moderna, leggibilità e confidenza al comando
La plancia del wallywhy150 riflette la grammatica Wally: essenziale, ordinata, priva di ridondanze, ma completa dove conta. Grandi display multifunzione e comandi ben raggruppati permettono al comandante di leggere rotta, dati motore e sistemi con immediatezza. La presenza del joystick IPS rende le manovre più intuitive, riducendo lo sforzo soprattutto nei porti affollati o in presenza di vento trasversale.
La sfida, su un’imbarcazione dal profilo inusuale, è offrire una postazione che “spieghi” la barca a chi la governa. Visibilità, postura di guida e disposizione delle informazioni sono determinanti. Qui l’obiettivo è dare controllo e tranquillità: quando un 24 metri è facile da manovrare e da gestire, aumenta la frequenza d’uso e si riduce la dipendenza da equipaggio numeroso per ogni uscita breve.

Ricerca e innovazione: efficienza come conseguenza di scelte coerenti
L’innovazione del wallywhy150 è soprattutto sistemica. Non si concentra su un singolo gadget, ma su un insieme di decisioni che riducono complessità e consumi: carena ottimizzata, propulsione IPS, controllo dei pesi, ponti sfruttabili e volumi che non obbligano a sacrificare autonomia. Anche la riduzione dell’impatto, in questo contesto, passa dall’efficienza: se una barca fa miglia con meno litri a parità di comfort, sta già migliorando il proprio profilo ambientale senza ricorrere a soluzioni “di facciata”.
Sul fronte sicurezza e comfort, la stabilità percepita deriva da geometrie e masse: baglio importante, poppa portante e un’impostazione generale che tende a offrire una piattaforma stabile sia in navigazione sia alla fonda. A seconda delle configurazioni, sistemi di controllo assetto e tecnologie di bordo possono affinare ulteriormente l’esperienza, ma la base del progetto è già impostata per rendere credibile l’idea di “loft sul mare” anche quando il meteo non è da cartolina.
Comportamento in mare: carattere da cruiser, assetto composto e crociera “utile”
In navigazione il wallywhy150 si propone come un cruiser contemporaneo: prua presente, sensazione di protezione, coperta asciutta e un passo che privilegia stabilità e comfort su lunghe percorrenze. Non è una barca pensata per “saltare” sull’onda, ma per mantenere una marcia solida e gestibile, con transizioni progressive e una conduzione che non affatica. La carena e la propulsione lavorano insieme per offrire un comportamento leggibile: accelerazioni fluide, crociera sostenuta e controllo preciso, soprattutto quando si deve correggere rotta o gestire variazioni di mare.

Il vantaggio pratico, per armatori e charter, è la versatilità: la barca può tenere velocità di trasferimento credibili quando serve arrivare in un’altra baia, ma può anche scendere a andature economiche trasformandosi in una piattaforma da crociera lunga. In un Mediterraneo dove le giornate alternano rade e spostamenti, questo equilibrio è spesso più importante della velocità massima assoluta.
Segmento, posizionamento e concorrenza: il valore è nel volume, non nella taglia
Il wallywhy150 si colloca nel premium alto, con un posizionamento che riflette il mix tra design iconico, ingegneria e contenuto di prodotto. In questo range, la variabile che più influenza il valore percepito non è soltanto la lista accessori: contano tempi di consegna, disponibilità immediata e configurazione reale. Il punto, però, è un altro: questa barca non compete “solo” con i 78 piedi tradizionali; compete con l’idea stessa di cosa un 24 metri debba offrire in termini di abitabilità.
I competitor diretti, nella stessa lunghezza, spesso adottano layout più classici: master sotto coperta, flybridge tradizionale, salone meno alto e un rapporto con l’esterno più convenzionale. Il wallywhy150, invece, punta su una metrica differente: vivibilità percepita e scenografia funzionale. In un mercato che premia sempre di più beach area, grandi aperture e spazi sociali ampi, questa scelta intercetta un trend strutturale: l’armatore contemporaneo vuole una barca che si viva come una casa al mare, ma che sia capace di fare miglia con credibilità tecnica.
Galleria fotografica





Riscontri e riconoscimenti: quando il concept diventa riferimento
La serie wallywhy ha ricevuto attenzione internazionale non solo per il linguaggio estetico, ma per la coerenza progettuale. Il wallywhy150, in particolare, è stato associato a riconoscimenti che sottolineano la sua dimensione “avanguardista”: premi che, nel settore, valgono perché mettono a fuoco l’insieme — architettura, funzionalità, originalità — più che un singolo dettaglio. È un indicatore importante: la barca viene letta come proposta di rottura credibile, non come esercizio isolato.
Scheda tecnica sintetica
- LOA (lunghezza fuori tutto): 23,99 m
- Baglio massimo: 6,78 m
- Pescaggio: 2,0 m
- Dislocamento: 85 t (a vuoto) / 98 t (a pieno carico)
- Carena: warped hull con spray rails; deadrise poppiero 10°
- Motori standard: 3 × Volvo Penta D13 IPS1200, 900 mhp / 662 kW
- Motori optional: 3 × Volvo Penta D13 IPS1350, 1000 mhp / 735 kW
- Velocità (indicative): 21 kn max / 18 kn crociera (IPS1200) — 23 kn max / 20 kn crociera (IPS1350)
- Autonomia dichiarata: ~370–390 nm in crociera; fino a 1000 nm a 10 kn
- Serbatoi: carburante 9.000 L — acqua 2.000 L
- Ospiti / cabine: 8 ospiti in 4 cabine (layout tipico)
- Categoria: CE A
Video
Prospettiva: un 24 metri che anticipa il futuro dell’abitare in mare
Considerato come indicatore di tendenza, il wallywhy150 racconta una direzione precisa: più esperienza senza crescere in lunghezza. È una risposta a vincoli reali (ormeggi, costi di gestione, complessità operativa) e a desideri altrettanto concreti (luce, spazio, contatto con il mare, facilità in manovra). In questo senso, la tecnologia non è fine a sé stessa: è il mezzo che rende praticabile una forma che, altrimenti, resterebbe un concept da salone.
Il messaggio per il mercato è chiaro: la competizione non si gioca più soltanto su velocità e materiali “spettacolari”, ma sulla capacità di progettare yacht intelligenti, capaci di trasformare dimensioni costanti in valore superiore. Il wallywhy150 prova a fare esattamente questo: dare la sensazione di una barca più grande, chiedendo però la gestione di un 24 metri. Ed è qui che, per molti armatori, si trova il vero lusso contemporaneo: spazio e semplicità nello stesso oggetto.


